Il capo dello Stato «Solo il Parlamento può colmare il vuoto legislativo»

La sua stanza è sempre lì, per lei. Quella al secondo piano della clinica Beato Luigi Talamoni di Lecco, dove Eluana Englaro è stata ricoverata per quasi 15 anni, fino a lunedì notte. La camera è stata rimessa a posto, ma per il momento non è stata occupata da nessun altro paziente. Ed è sempre disponibile, di fronte all’eventualità che Eluana possa tornare. Le suore che dirigono la casa di cura e che hanno accudito per anni la donna non hanno mai nascosto la speranza di riaverla tra loro. «Noi speriamo sempre che il signor Englaro ci ripensi» ha ripetuto la direttrice della casa di cura Suor Albina, che ha voluto lanciare un appello al padre di Eluana. «A Englaro vorrei riconfermare la nostra disponibilità. Se vuole riportare Eluana da noi siamo pronti ad accoglierla, lei è sempre nostra figlia, è nel nostro cuore». Sul letto occupato per tanti anni da Eluana è rimasta solo una coperta colorata, piegata. Dalle pareti della stanzetta sono stati tolti i quadri, c’è ancora un quotidiano sul tavolo, ci sono alcuni fogli. Le suore sono rientrate solo l’altro giorno nella camera, per riassettarla. Non si danno pace all’idea che lei non sia più lì, tra loro. «Per me è un dolore vederla vuota - mormora, guardando la stanza, suor Albina -. Tutti qui l’hanno sempre assistita con passione e amore, lei era della nostra famiglia». E, quando ricorda quei drammatici 30 minuti della notte tra lunedì e martedì, quando Eluana è partita verso Udine, a suor Albina Corti si riempiono ancora gli occhi di lacrime. La sua speranza è che lei torni, in quella stanza.