Il capo islamico dei ribelli: "Lotta fino alla vittoria" Ascolta l'audio originale

Intervista ad Abdullah Shamia, membro dei Fratelli musulmani che partecipa alla rivolta contro Gheddafi <strong><a href="/fotogallery/intervista_ad_abdullah_shamia/id=2873-foto=1-slideshow=0" target="_blank">Ascolta l'audio originale </a></strong>

«Bengasi è sotto il completo controllo dei rivoluzionari. Esercito e polizia si uniscono a noi. L’obiettivo finale è la caduta del regime» spiega al telefono, Abdullah Shamia, membro dei Fratelli musulmani, che partecipa alla rivolta anti Gheddafi. Mentre parla si sentono acclamazioni di folla e qualcuno che parla con l’altoparlante. Da Bengasi, la città di oltre 600mila persone della Cirenaica, teatro di sanguinosi scontri, rilascia questa intervista esclusiva a Il Giornale.
Cosa accade a Bengasi?
«La città è sotto il completo controllo dei rivoluzionari. Molte altre località come Al Baida e Tobruk sono nelle nostre mani. Il regime può contare solo su Tripoli e qualche altro centro, ma in poco tempo sarà tutto finito».
Chi sono i rivoluzionari?
«Siamo nazionalisti libici, che amano il proprio Paese. Alla rivolta ha partecipato gente di diversa estrazione sociale. Non c’è alcun colore politico dominante».
E lei che ruolo gioca?
«Sono un membro dei Fratelli musulmani e per questo mi hanno sbattuto per otto anni in galera. Mi trovo a Bengasi, al centro degli eventi».
È vero che l’anziano figlio di Omar al Mukhtar, il guerrigliero libico impiccato nel 1931 dagli italiani, è al fianco dei manifestanti nelle strade della città?
«Siamo tutti figli di Al Mukhtar. Chiediamo alla comunità internazionale, alle nazioni occidentali, il rispetto delle volontà del popolo libico».
Seif al Islam, uno dei figli del colonnello Gheddafi, ha proposto una specie di trattativa con i rivoltosi che porti alle riforme e al varo di una Costituzione. Cosa risponde?
«Non ne so nulla. Con lui non abbiamo alcun contatto. Per una soluzione pacifica è comunque troppo tardi. All’inizio avevamo avanzato una serie di richieste al regime, ma loro hanno rifiutato cominciando ad ammazzarci. Prima eravamo disposti a negoziare, adesso non più. Continueremo la rivolta fino a quando il regime non sarà abbattuto».
È vero che soldati e poliziotti aderiscono alla rivolta?
«Esercito e polizia si stanno schierando con noi. Solo in alcune zone ci sono unità ancora fedeli al regime».
Dalla Cirenaica giungono notizie allarmanti, come la proclamazione di un’emirato islamico...
«No, no vogliamo un Paese civile dove non ci siano discriminazioni ideologiche o religiose. Le nostre richieste sono l'approvazione di una Costituzione e libere elezioni».