Il capo della polizia: in Italia indulto quotidiano

Manganelli sul pacchetto sicurezza: "Manca la certezza della pena. I clandestini? Cacciarli è quasi impossibile". Un esempio: dal primo gennaio a oggi le forze dell’ordine hanno fermato oltre
10.500 clandestini, 8mila sono stati "perdonati" sul campo

Roma - La certezza di che? Della pena? No, quella proprio «non esiste». Anzi, dice Antonio Manganelli, l’unica cosa certa in Italia è che viviamo in «una situazione vergognosa di indulto quotidiano che rende assolutamente inutile la risposta dello Stato e vanifica gli sforzi di polizia e magistratura». Ma che li arrestiamo a fare, si chiede, «quando poi constatiamo che in un solo semestre una persona può essere presa tre volte per lo stesso reato». Ma che parliamo a fare di sicurezza, insiste, se poi vengono rimessi sempre tutti fuori di galera. «È meglio una pena, anche blanda ma effettiva, che una promessa di chissà quale castigo futuro che non arriva mai».
Chiamato dalle commissioni Giustizia e Affari costituzionali del Senato a dare un parere in vista dei provvedimenti annunciati dal governo, il capo della polizia non fa certo giri di parole per raccontare le dimensioni di un disastro tutto italiano. «Non voglio fare il giurista, né intendo attribuirmi le prerogative del Parlamento, però questa è la situazione che le forze dell’ordine si trovano di fronte tutti i giorni». Qualunque pacchetto, qualunque riforma è inutile se non riesce a tenere dentro chi viene arrestato.
E su questo fronte i problemi maggiori, spiega Manganelli, li provoca l’immigrazione irregolare. Parlano le cifre. Il trenta per cento dei reati di criminalità diffusa vengono commessi da clandestini. Un terzo della popolazione carceraria è composto da stranieri arrivati di straforo. E non basta pattugliare meglio le coste, perché, racconta: «Gli sbarchi rappresentano solo il dieci per cento del fenomeno, il sessanta-settanta per cento della popolazione clandestina è rappresentato da chi entra regolarmente con visti turistici e poi rimane sul nostro territorio».
Il vero guaio, prosegue il capo della polizia, è che attualmente rimandarli a casa è un’impresa quasi impossibile. Anche in questo caso i numeri sono chiari. «Dal primo gennaio a oggi le forze dell’ordine hanno fermato oltre 10.500 clandestini per i quali hanno ritenuto di avviare le procedure di espulsione». Ebbene, «solo 2.400 di costoro hanno trovato posto nei centri di permanenza, gli altri ottomila hanno di fatto ottenuto un perdono sul campo, cioè gli è stato consegnato un foglio di via, che equivale a un niente». Non che l’anno prima sia andata meglio: quarantamila immigrati da mandare via, 6.300 accolti nei Cpt, 27mila con il foglio di via.
Serve dunque una svolta. Serve «qualsiasi norma che possa rendere certa la pena e rendere effettiva l’espulsione, attraverso l’adeguatezza dei centri e dei tempi di permanenza e attraverso qualsiasi altra cosa che vada incontro alla rapidità delle procedure». Insomma, più Cpt e più tempo nei Cpt. «Il loro adeguamento anche numerico è assolutamente opportuno, anzi indispensabile, se si vuole contrastare l’immigrazione clandestina, anche se richiederà risorse e tempo». E poi bisognerebbe dare un’occhiata alle associazione benefiche che danno spazio agli irregolari.
Ma, conclude Manganelli, «la madre di tutte le soluzioni è quella di stipulare accordi bilaterali con i Paesi dai quali provengono gli stranieri irregolari». E soprattutto andrebbero abolite alcune norme, come quella che prevede che, per fargli scontare la pena nella sua terra d’origine, ci sia l’assenso pure del detenuto. «Negli Usa per esempio non è così». Anche perché spesso all’estero la situazione delle carceri è peggiore della nostra. «L’ultima volta che sono andato a Bucarest c’erano in una sola cella 23 letti per 43 detenuti».