Capo ultrà gambizzato sotto casa

Colpito in piena notte da due uomini che si sono finti poliziotti Tanti messaggi di solidarietà dai tifosi

«Grande solidarietà a Fabrizio e alla sua famiglia». «Quanto è accaduto è assurdo. Sono degli infami». Parole piene di sconcerto, quelle che si rincorrono nei numerosi forum dei tifosi biancocelesti, alla notizia della gambizzazione di Fabrizio Toffolo, 42 anni, capo ultras degli «Irriducibili», raggiunto - sul pianerottolo di casa - da tre colpi di pistola a una coscia, esplosi da due uomini che si sono spacciati per agenti di polizia, impegnati in un controllo di routine. L’uomo infatti era agli arresti domiciliari dal 7 luglio scorso, dopo 9 mesi di carcere, sotto inchiesta con altri tre ultras - Juri Alviti, Fabrizio Piscitelli e Paolo Arcivieri - nell’ambito dell’indagine sul tentativo di scalata alla società biancoceleste. È accusato di tentata estorsione nei confronti del presidente della Lazio Claudio Lotito. I quattro lo avrebbero ripetutamente minacciato di morte per indurlo a cedere la società. Un’inchiesta che ha visto condannato per estorsione e aggiotaggio anche il «condottiero» ed ex presidente della squadra Giorgio Chinaglia. Un intrigo di guai giudiziari che stende un’ombra, se possibile, più inquietante sull’agguato che si è consumato ieri notte poco prima dell’una, sull’uscio dell’abitazione di Toffolo, in via Guglielmo Ferrero, in zona Appio Latino.
L’uomo e la moglie Roberta stavano dormendo, quando sono stati svegliati da una scampanellata di citofono prolungata. «È la Questura». In realtà, appena aperta la porta i due uomini, a volto scoperto, hanno sparato contro Toffolo tre colpi di pistola, due alla coscia e uno al gluteo. Fortunatamente le pallottole non hanno raggiunto arterie importanti. Ricoverato d’urgenza all’ospedale San Giovanni, i medici lo hanno giudicato guaribile in 20 giorni. Dunque, chi ha sparato non voleva uccidere. Voleva intimorire, forse vendicarsi. Tutto era premeditato. «Qualunque sia il motivo di questa follia, la Lazio e i laziali non c’entrano nulla», si legge su un altro sito biancoceleste. Per tanti tifosi oggi la partita più importante da vincere è quella affidata alla giustizia, perché i colpevoli vengano presi al più presto. Sulla «rete di interessi», «sul fatto che non fosse un santo», sulla frequentazione di «certi ambienti», solo pochi accenni. Il momento lo pretende. Toffolo era già stato arrestato nel 2003 con l’accusa di devastazione, avvenuta durante degli incidenti alla stazione Termini, prima di una trasferta. Le sue peripezie giudiziarie ultimamente sono legate al nome dell’ex presidente della Lazio Giorgio Chinaglia. Fatti che risalgono al 2006, quando l’ex calciatore rientra in Italia dagli Stati Uniti e parlando a nome di un fantomatico gruppo farmaceutico ungherese, fa sapere di voler incontrare Lotito per un possibile acquisto della società. Dichiarazioni pubbliche, che avrebbero determinato oscillazioni nel titolo di borsa. «Vendi o ti fai male» avrebbero intimato i quattro «Irriducibili» a Lotito. Secondo i pubblici ministeri di Roma Elisabetta Ceniccola, Stefano Rocco Fava e Vittoria Bonfanti, il vero motivo del malcontento non avrebbe riguardato la cessione del club, ma la volontà di recuperare un flusso di denaro che la gestione Lotito aveva stroncato. Secondo gli investigatori i tifosi più caldi, in passato, avrebbero ricevuto circa 50 milioni di vecchie lire per organizzare le coreografie della partita. Il processo comincerà il 25 ottobre prossimo con giudizio immediato. Ieri Toffolo è stato interrogato a lungo dai carabinieri. Ancora sconvolto, ha detto di non conoscere i suoi aggressori. «Si tratta di un agguato di tipo mafioso - ha dichiarato il suo avvocato Marco Marronaro - ma il mio assistito non ha nulla di così grave da nascondere per spiegare un gesto del genere».