Capodanno Domiciliari, ecco le motivazioni

«In considerazione del valido referente familiare e dello stato di incensuratezza, si ritiene allo stato adeguata in termini di prevenzione speciale la misura gradata degli arresti domiciliari, peraltro richiesta dal Pm in via principale». È questa la motivazione che ha indotto il gip di Roma Marini Finiti a disporre la discussa scarcerazione di Davide Franceschini, il ragazzo di 22 anni che ha stuprato una ragazza durante il veglione di Capodanno alla Fiera di Roma. Nell’ordinanza di dieci pagine emessa dopo l’interrogatorio del ragazzo e la convalida del fermo, si sottolinea che la «condotta del giovane è stata stigmatizzata dai suoi stessi familiari, che hanno fatto pressioni affinché collaborasse con gli organi inquirenti». «Dunque - si legge ancora - concorda il gip con il pm laddove rileva che “non risultando precedenti condotte violente da parte dell’indagato, l’estemporaneità di tanta efferata violenza, oltre a non escluderne la ripetibilità, rende ancor più imprevedibile la reazione dello stesso alla presa di coscienza di siffatta odiosa condotta”».
Pertanto, conclude il Gip, pur «trattandosi di persona incensurata, ostando allo stato alla concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena il grave titolo di reato e la pena edittale, per il timore di una lunga restrizione in carcere e il carattere ’infamantè dell’accusa, si ritiene fondato e concreto il pericolo che l’indagato possa sottrarsi all’accertamento della sua responsabilità penale e darsi alla fuga».
Sulla vicenda va segnalato anche l’intervento del presidente di Roma e Lazio dell’Anm, l’Associazione nazionale magistrati, Paolo Auriemma, che difende la scelta dei domiciliari e precisa: «La misura cautelare non è il momento di punizione dell’indagato che interverrà secondo le regole del codice, dopo la eventuale sentenza definitiva». Per Auriemma, si vuole «creare un clima di sfiducia nei confronti della magistratura e, in particolare, nei confronti del Pm, forse perché si vuole che le sue scelte non siano adottate secondo legge, ma secondo le convenienze politiche del momento. E non dovremmo in queste condizioni essere preoccupati del controllo politico del pubblico ministero?». A proposito della decisione del gip Marina Finiti, su richiesta del pm Vincenzo Barba, Auriemma afferma che «il pm è tenuto non a sostenere ciecamente una accusa andando alla ricerca di provvedimenti punitivi, soprattutto nella fase delle indagini preliminari, ove il legislatore lo ha posto come organo di garanzia che ricerca le prove sia a favore sia a carico dell’ imputato, così comportandosi in modo indifferente ed imparziale rispetto all’esito del procedimento».