Dal Capodimonte al pop la porcellana si dice Villari

Le loro porcellane fanno il giro del Mondo ma nascono «tout court» in Italia. Hanno stregato i russi, l'oriente e il mondo arabo con la grazia di un'arte antica e la robustezza di un made in Italy al 100%. La delicatezza del Capodimonte riletta nel terzo millennio, si affianca alle sperimentazioni più eclettiche e «pop», come il Michael Jackson and bubbles realizzato con Jeff Koons ed oggi al Moma di San Francisco, per una produzione artistica di porcellana raffinata e prestigiosa che si veste di antico ma anche di swarosky, oro, platino e cristallo. L'elefantino, innanzitutto, poi la pantera, ma anche i fiori e le damine del tempo che fu.
Ecco la ricetta di «Villari porcelain and home» che da Solagna, nel vicentino, è sbarcata con le sue boutique da Harrods' a Londra, Tehran, Mosca, Kiev e perfino a Grozny in Cecenia, ma anche a Nuova Deli e Dubai. Con Cesare e Silvia, dagli anni Sessanta ad oggi lavora la seconda generazione: Leone, Alessandra con il compagno Jean Sebastien Masnada e Barbara. «Il segreto per andare d'accordo - spiega Barbara Villari - sta nel non essere entrati in azienda troppo tardi: con i miei fratelli abbiamo studiato e viaggiato, ma fin da ragazzi eravamo in azienda, a contatto con i dipendenti».
Storia di chi «non ha voluto modificare ciò che andava già bene». Ed ha ascoltato papà e mamma. Così si affronta anche la crisi: fieri di una produzione totalmente italiana per cui in azienda «entra polvere di limoge e ne esce la porcellana», niente delocalizzazioni, costi altissimi e nessun aiuto statale a differenza di quanto avviene altrove.
Certamente dall'estero arriva una buona fetta del business: «I russi si permettono quello che magari noi possiamo solo sognare, ma ormai il loro gusto si sta omologando a quello europeo». E allora si guarda alla nuova sfida con gli Stati Uniti, da vincere a colpi di tradizione ed innovazione.