Il capogruppo dei moderati Baldi aveva denunciato la manovra quasi un anno fa e aveva inviato un esposto alla Corte dei conti. Che ora indaga Risorse per Roma, il Comune ricapitalizza Pronti 4 milioni e mezzo di euro per i conti in rosso della società al

Indietro tutta, si cambia strada. Dopo undici mesi il Campidoglio toglie il Centro Carni di bocca a Risorse per Roma e mette mano al portafogli per tappare il buco nei conti della società che si occupa della dismissione delle proprietà immobiliari del Comune. La decisione fa esultare Michele Baldi, capogruppo della «Casa dei Moderati» in Campidoglio. A dicembre dell’anno scorso, quand’era ancora in An, proprio lui denunciò il tentativo di speculazione sull’area di via Palmiro Togliatti per ripianificare i rossi bilanci di Risorse per Roma, presentando a febbraio un ricorso alla Corte dei Conti per fermare «gli effetti perversi della scellerata delibera» che assegnava quei terreni alla spa comunale. E ora che, con una proposta dello scorso due novembre, anche la Giunta ha ammesso che l’area del Centro Carni è «inidonea ad assolvere alla funzione di ricapitalizzazione di Risorse per Roma», Baldi canta vittoria e ribadisce le sue accuse contro l’advisor unico del Campidoglio per le alienazioni degli immobili comunali. Perché nella stessa proposta che sottrae a RpR quei terreni, la Giunta ribadisce «le motivazioni di urgenza a sostegno dell’apporto di capitale» per la società. Preparandosi ad autorizzare un travaso di 4 milioni e mezzo di euro cash per risollevare le sorti finanziarie di Risorse per Roma.
«Detto che finalmente la Giunta conferma quanto da me denunciato undici mesi fa - attacca Baldi - c’è da ribadire che la ricapitalizzazione di questa spa è una vergogna che trascina nel ridicolo questa amministrazione».
Qual era secondo lei la soluzione migliore da adottare?
«Bisognava chiudere RpR, e far pagare ai responsabili le conseguenze della sua cattiva amministrazione. Basti pensare che dai quasi 5 milioni di euro di capitale iniziale si è arrivati ad avere in cassa appena 180mila euro, cioè la quota minima per non essere costretti a portare i libri contabili in tribunale. E invece di prendere atto di anni di gestione e di scelte sbagliate, la Giunta Veltroni prima tenta di ricapitalizzare con la speculazione sul Centro Carni per poi decidere di tirar fuori quattro milioni e mezzo di euro che pagherà il Comune. Assurdo».
Ma perché c’è questo «accanimento terapeutico» per salvare Risorse per Roma?
«A pensar male si potrebbe dire che è perché si tratta di una grossa macchina clientelare, che soprattutto sotto elezioni fa molto comodo. Non dimentichiamoci che il “profondo rosso” di Risorse per Roma nasce da situazioni molto precise, come quella che ha visto due amministratori delegati a busta paga».
Lei ha denunciato la vicenda alla Corte dei conti...
«Sì, e adesso ho depositato anche questa nuova proposta di giunta, che certifica come quanto scrivevo nella mia denuncia fosse assolutamente vero. Eppure, all’epoca, questa stessa giunta aveva cavalcato quella delibera con sicurezza, arroganza e tracotanza. Quell’atto, che ora di fatto è stato cancellato, è stato anche lo strumento con il quale un direttore bolscevico ha tiranneggiato nei confronti degli operatori del Centro carni con il tentativo manifesto di fargli abbandonare il terreno.
Alla fine non è andata così.
«Meno male, perché questa manovra scellerata avrebbe comportato la chiusura di molti operatori e l’aumento del prezzo della carne a Roma di un terzo. E tutto per coprire il buco di una spa gestita male».
Il buco lo copriranno comunque i milioni del Campidoglio.
«Certo. Ma una cosa dev’essere chiara: Veltroni e l’altro azionista di RpR, il presidente della Provincia Enrico Gasbarra, dopo questa vicenda non sono più autorizzati a lamentarsi per i tagli agli enti locali previsti in finanziaria dal governo nazionale. Perché questa proposta è la dimostrazione della loro incapacità».