IL CAPOGRUPPO PDL ALLA CAMERA 4 FABRIZIO CICCHITTO

RomaPresidente Cicchitto, allora a settembre si decide: elezioni sì, elezioni no?
«Non è un aut aut, ma sarà l’ora della verità. Si andrà al nocciolo del problema nel rispetto dell’elettorato».
Chiedete la fiducia per chiedere di lavorare?
«Quest’estate rifletteremo su alcune scelte programmatiche forti: fisco, mezzogiorno, federalismo e giustizia, quattro nodi per verificare se tuttora permane la fiducia del parlamento eletto nel 2008 con una maggioranza assai precisa».
Contate sulla spaccatura interna ai finiani?
«Non voglio giocare su valutazioni di tipo giornalistico. Se coloro che hanno seguito Fini confermeranno nei fatti e non nelle parole che sono parte della maggioranza e per questo sostengono il governo nelle sue scelte, allora l’esecutivo va avanti nella piena operatività politica e programmatica. Non dimentichiamo che il problema principale è quello di dare risposte alle domande della gente».
E se invece...
«E se invece quello che è stato fatto in questi giorni con la nascita del nuovo gruppo parlamentare dei finiani ha coperto solo una surrettizia manovra di logoramento, è evidente che Berlusconi questo non può accettarlo. Ha quindi una logica limpida, dal punto di vista istituzionale, il ricorso alle elezioni».
E Tremonti, che tutte le opposizioni vedrebbero come premier di un ideale governo ponte?
«È il logoro ragionamento di Bersani, che ha una paura folle delle elezioni e dunque è pronto a qualsiasi manovra di palazzo per mandare via Berlusconi. Per far questo dal ’94 la sinistra cambia in continuazione i giudizi: la Lega è la quintessenza del razzismo e in altri momenti costola della sinistra...».
E Tremonti...
«Solitamente il Pd descrive Tremonti come una sorta di oppressore del sud, ma adesso da Bersani viene considerato come un potenziale “buono”. Per eliminare Berlusconi, Bersani propone un assemblaggio delle forze più varie, da Di Pietro a Fini. Un grottesco golpe di palazzo».
Davvero secondo lei Tremonti non è stuzzicato dal corteggiamento?
«Vale la battuta di Bossi: Giulio non è mica scemo».
Come rinforzerete il partito, elezioni o non elezioni?
«Bisogna combinare insieme elementi tradizionali con elementi innovativi, Internet e Facebook. Il Pdl è un partito a guida carismatica. Va realizzata un’effettiva capillarizzazione della presenza organizzata fino alle sezioni territoriali, accompagnata da una rivitalizzazione delle strutture tradizionali rappresentate dagli iscritti e dai coordinamenti regionali, provinciali e comunali».
In che modo?
«Il progetto ambizioso è quello di costituire nuclei che arrivino alle sezioni elettorali».
Centinaia di nuove sedi e circoli?
«Anche più d’uno in ogni quartiere. Dovremo essere in grado non solo di contrastare gli avversari, ma anche di organizzare la concorrenza con il nostro principale alleato che è la Lega».
La Lega si è messa pure a organizzare feste popolari.
«Ci stiamo lavorando da tempo. Pensiamo a tre o quattro grandi feste nel nord, nel centro e nel sud».
Lei insomma dice: Facebook non basta.
«La politica è fatta di uomini e donne. Non puoi pensare di fare politica solo al computer».
I coordinatori rimarranno Bondi, Verdini e La Russa?
«Nell’immediato sì».