Il capolavoro di Cervantes? È l’avventura della sua vita

La sua esistenza coniuga le infinite possibilità dell’essere umano tra grandezza e miseria

Il titolo del libro di Andrés Trapiello, Le vite di Miguel de Cervantes (Neri Pozza, pagg. 300, euro 19; traduzione di Glauco Felici), allude alle numerose biografie del celebre scrittore spagnolo basate su dati storici o su congetture fantasiose. Le accreditano i silenzi che circondano la travagliata esistenza dell’autore del Chisciotte e forse l’immaginazione del lettore, al quale si rivolge Trapiello passando in rassegna i ritratti conosciuti, a volte anche romanzeschi, capaci di inventare amori incestuosi dello scrittore con la sorella o perdersi nell’analisi di personalità discusse, come quella del padre, oppure della sua amante Ana Franca, di cui poco conosciamo.
I vari studi dicono che Cervantes fu un erasmista, un «ebreo converso», un cattolico razzista (non esita a chiamare «canaglie» i moriscos), un adultero, un libertino, e persino un omosessuale. Lo spartiacque - informa l’autore - è segnato dal testo fondamentale di Luis Astrana Marín (Vida ejemplar y heroica de Miguel de Cervantes Saavedra), senza dimenticare le letture significative di Unamuno, Bergamín, Zambrano, Ortega y Gasset, fino al discusso saggio di Nabokov. Insomma Le vite ambisce a durare nel tempo poiché, oltre ad attingere ai dati che compongono la grande enciclopedia esistenziale dello scrittore, interpreta i segni difformi espressi dalla sua mirabile vitalità.
Fra le tante città che rivendicano i natali di Cervantes, ha finito per prevalere Alcalá de Henares (Madrid), dove con ogni probabilità - per Trapiello il dubbio è d’obbligo - l’autore nasce il 29 settembre 1547, anche se lo stesso, che ha buona memoria per i particolari, non ha mai rivelato il suo nome; anzi, a volte, per difendere la causa di qualche amico, mente spudoratamente affermando di essere nato a Cordova. Dobbiamo forse intendere tutto ciò come il rifiuto del vincolo angusto della provincia, considerandosi lo scrittore, ogni scrittore, cittadino del mondo?
Il desiderio di conoscere origini e avvenimenti coinvolge anche i membri della famiglia paterna e materna di Cervantes. Sui primi ci sono molte lacune; dei secondi sappiamo che erano agricoltori radicati nella Mancia, mentre la nonna materna proveniva da una famiglia di medici di Cordova, da cui il padre di Miguel eredita la professione di «practicante», una specie di barbiere salassatore. Il nonno, don Juan, studiò legge e, come accade al nipote, passò gran parte del tempo a difendersi dall’accusa di svariati reati; a causa del suo consenso al concubinaggio della figlia María con il potente don Martín de Mendoza fu considerato pure un ruffiano. Presto comunque abbandonò la famiglia per andare a vivere con il figlio minore a Cordova, unendosi a una domestica. Da tutto questo torbido intreccio e lungo girovagare, come pure dal tipo di professioni esercitate (medico, giurista), lo studioso Américo Castro ricava la tesi dell’ascendenza ebraica dei Cervantes. A tal proposito ricorda il consiglio dato da Francisco de Quevedo a chi voleva diventare caballero o hidalgo: «se sei ebreo o moro, vai dove non ti conoscono, e lo sarai». L'incertezza delle varie residenze dei Cervantes lascia in ombra l’apprendistato scolastico di Miguel, che studiò un paio d’anni dai gesuiti di Cordova, ma in genere fu un autodidatta appassionato di letteratura, come lui stesso ha confessato, ricordando di essere un po’ balbuziente e «tardo di chiacchiere». Nel 1558 la famiglia è a Siviglia: una città cosmopolita con 85mila abitanti, di cui almeno 6mila schiavi. L’insicurezza economica (la casa del padre è pignorata) impone un nuovo cambio, questa volta a Madrid, sede della corte. Qui Cervantes compie 19 anni, mentre la sorella Andrea ha un nuovo amante, il ricco italiano Francesco Locadelo che, quando torna in patria, le dona una cospicua dote per permetterle di sposarsi con un altro. Tutto ciò si ripercuote sulla famiglia che sembra risollevare «se non la propria virtù, calata a picco, almeno le sue economie».
Intanto poco sappiamo del giovane Miguel scrittore, che aveva composto solo qualche letrilla o romance di carattere occasionale. Nel 1568 riprende gli studi sotto la guida del giurista Juan López de Hoyos, ma è subito costretto ad abbandonare Madrid per avere ucciso in duello un certo Antonio de Sigura. Le vie della fuga di Cervantes sono oscure e infinite: Siviglia, Valenza, Barcellona, Genova, Roma; qui nel 1569 è al servizio del cardinale Giulio Acquaviva e subito si arruola nella crociata contro i turchi, combattendo nella battaglia di Lepanto, dove perde l’uso della mano sinistra. Dopo la vittoria dell’esercito cristiano, durante il viaggio di ritorno in Spagna il «monco» valoroso cade prigioniero dei corsari ed è rinchiuso nei bagni penali di Algeri (dove tenta tre volte di fuggire), tornando in patria solo cinque anni dopo, grazie al riscatto pagato dai frati trinitari.
Segue un lungo periodo di difficoltà economiche e umiliazioni subite durante l’incarico di raccoglitore di olio e grano per le scorte dell’Invincibile armata; prima è inquisito dalla giustizia e poi condannato al carcere a Siviglia: qui inizia a scrivere il Don Chisciotte. Intanto ha contratto matrimonio con Catalina, una giovane di Esquivias, mentre a Madrid gli nasce una figlia illegittima, Isabel. Trasferitosi a Valladolid, è arrestato a causa di un assassinio avvenuto nella sua dimora. Come si vede, i problemi con la giustizia continuano; incomprensioni e povertà lo accompagneranno fino alla morte avvenuta, con i conforti religiosi, il 22 aprile 1616 (dopo le nozze era entrato nella confraternita degli Schiavi e, in ultimo, aveva indossato l’abito dell’ordine terziario).
Fin qui l’itinerario tracciato da Trapiello, che dà continua voce al protagonista attraverso la lettura delle sue opere, respingendo congetture e accogliendo dati probanti. Di certo Cervantes riunisce i vizi e le virtù di un uomo segnato da costanti avversità, contro cui però lotta opponendo una grande tolleranza unita a una forte dose di umorismo. La sua biografia sembra coniugare le infinite possibilità dell’essere umano in tutta la sua grandezza e miseria; ma non dimentichiamolo, la sua difficile e controversa vita (per tanti aspetti ancora segreta) è quella dello scrittore che ha regalato ai lettori il primo romanzo della modernità.