Capolavoro di Prodi e compagni

La rinuncia del professor Umberto Veronesi a candidarsi a sindaco è stato il capolavoro del centrosinistra italiano. Erano anni che a Milano non riuscivano a tirar fuori dal loro cilindro un candidato decente. Stavolta che ne avevano trovato uno non decente ma ottimo, uno che poteva anche vincere perché da molti milanesi viene visto come personaggio super partes, lo hanno fatto fuori, lo hanno «suicidato».
E non è un discorso che riguarda soltanto il centrosinistra milanese. Di fronte ad attacchi pesantissimi sferrati in particolare da Rifondazione e dalla Margherita, la flebile voce di Fassino e il vocione parrocchiale di Prodi hanno partorito fiacchissime difese d’uffico: «Veronesi è un personaggio integerrimo», «Veronesi è un ottimo candidato». E bravi, avevamo bisogno di loro per scoprire queste qualità del famoso oncologo. Mai una presa di posizione dura, forte, netta contro Rifondazione o la Margherita. Ma scherziamo? Le Primarie sono alle porte, meglio restare amici di tutti: anche un voto in più può avere il suo peso.
La verità, a Milano come nelle Primarie, nelle Primarie come nelle prossime Politiche, è che l’Unione vuole solo vincere, di convincere gli elettori non importa nulla a nessuno di lor signori. Puntano tutto sull’antiberlusconismo, non hanno altre frecce al loro arco. Veronesi era stato candidato senza che nessuno del centrosinistra si fosse mai preso la briga di discutere con lui un programma. Tanto, pensavano i baronetti del centrosinistra, una volta eletto, al programma ci pensiamo noi.
Il professor Veronesi lo deve aver capito. E con la dignità e l’eleganza che hanno solo i grandi personaggi ha detto: «No, grazie». Un «non ci sto» che non ha avuto bisogno di ripetere tre volte. Una è stata più che sufficiente per affossare il centrosinistra a Milano.