LA CAPORETTO DELL’INFORMAZIONE

Grazie al cielo, è finita. Grazie al cielo, le primarie del centrosinistra sono andate in cantiere, con l’unico dei risultati possibili. Marta Vincenzi candidata sindaco, investita dalle primarie esattamente con i consensi previsti, anche se con un numero di votanti davvero molto basso. Personalmente, sono soddisfattissimo. Non per Marta, ma perchè ho vinto diverse scommesse azzeccando quasi alla virgola affluenza e percentuali dei candidati. Anzi, a essere onesto fino in fondo, avevo un filo sovrastimato Sanguineti. Togliendo mezzo punto a Marta e mezzo a Zara.
Oltre alla Vincenzi, c’è qualcun altro che è stato investito dalle primarie, ma in tutt’altro senso: il mondo dell’informazione genovese. Esclusi i presenti ça va sans dire. Perchè, da questa storia delle primarie, viene fuori fondamentalmente che il re è nudo. Che giornali - rigorosamente al plurale, senza maiuscole e virgolette, insomma non il Giornale - e televisioni genovesi, hanno dedicato centinaia e centinaia di pagine e ore e ore di trasmissione, fondamentalmente a una questione finta, inesistente. Al peggiore chiacchericcio politico. Soprattutto, alla propaganda di una parte sola.
Vi sfido a un giochino facile facile. Provate a contare gli articoli usciti in questi mesi sulle primarie e dintorni; sulle ipotesi di voto di Pericu; sui simbolini nei manifesti; su quelli che nella Margherita e nei Ds appoggiavano Zara ufficialmente; su quelli che nella Margherita e nei Ds appoggiavano Zara sottobanco; su quelli che nella Margherita e nei Ds appoggiavano la Vincenzi loro malgrado e mille altre sfumature dialettiche. Non ci siamo fatti mancare niente.
Nemmeno don Gallo che votava Sanguineti, ma sperava che vincesse Zara. Senza peraltro capire, compito che va al di là delle mie forze, perchè allora non votava Zara, così magari vinceva Zara.
Il giochino, dicevamo. Si sono persi mesi a scrivere di Vincenzi, di Margini, di Sanguineti, di Zara, a volte facendo addirittura finta di crederci. Si sono persi mesi, ore di tempo, chili di carta e chilometri quadrati di foreste. E la par condicio, anzi la pav condicio secondo la definizione originale del suo inventore, Oscar Luigi Scafaro? Dimenticata, sepolta, archiviata. Per sapere che la candidata sarebbe stata Marta Vincenzi - cioè per sapere quello che si sapeva prima dell’inizio di tutto questo ambaradan - ci abbiamo messo mesi e mesi.
Addirittura, giornali che fanno dell’indipendenza la loro bandiera hanno sprecato pagine per pubblicare la lista dei seggi dove si votava, come se fossero elezioni vere e non un giochino di società tutto interno a una parte sola. E, per di più, con un risultato scontato. Poi si dice che la gente lascia i giornali nelle edicole.
Mesi e mesi cui il centrosinistra ha stroncato mediaticamente il centrodestra. Se poi ci mettiamo il fatto che la candidata uscita dalle primarie è comunque un’eurodeputata popolarissima in città, mandata a Bruxelles e Strasburgo a furor di popolo, la vittoria mediatica di Supermarta (qui davvero Supermarta), è doppia. Soprattutto, considerando che l’ottimo Musso è per molti ancora uno sconosciuto e che - prima di arrivare ai «Musso, però!» di chi l’ha sentito parlare - ci si scontra ancora coi parecchi «Musso chi?» di chi non l’ha mai sentito nominare.
In tutto questo, è desolante che i partiti della Casa delle libertà - che devono rimontare, che non partono in vantaggio, vale la pena di ricordarlo - subiscano anzichè attaccare, incassino anzichè ribattere colpo su colpo. Addirittura, siamo arrivati al paradosso di un comunicato ufficiale dell’ufficio stampa del coordinamento metropolitano azzurro che commentava, domenica, gli exit poll delle primarie. Gli exit poll delle primarie! Cioè il virtuale del virtuale. Cioè qualcosa che va oltre il surreale.
Tranne noi, hanno tutta l’informazione contro. Sarebbe bello che non avessero contro anche se stessi. Ma, forse, non tutti lo sanno. Forse non tutti leggono il Giornale.