Capossela «disorientato» dal successo

Personaggio schivo e cantautore geniale così ha commentato il boom del suo nuovo cd «Ovunque proteggi»: «È un cattivo segnale. Evidentemente devo aver sbagliato qualcosa»

Simone Mercurio

«Il successo? Per me è un cattivo segnale. Evidentemente devo aver sbagliato qualcosa». Eccolo, Vinicio Capossela, personaggio schivo, artista nell’intimo, cantautore geniale che oggi e domani si esibisce all’Auditorium Conciliazione (ore 21), nelle due tappe capitoline del suo «Ovunque Proteggi Tour 2006». «Col successo aumentano le mie possibilità di sbagliare - spiega l’artista -. Ringrazio il pubblico, ma questa grande fiducia mi mette anche un po’ paura. Lo scopo è scrivere, non diventare famosi». Sembra che non tutti desiderano il successo commerciale, dunque. Non tutti lo puntano e si prostrano davanti ad esso. Il suo nuovo disco Ovunque Proteggi appunto, pubblicato alla fine di gennaio è diventato un grande successo commerciale, al secondo posto appena sotto Gianna Nannini nella classifica vendite. Effettivamente «strano» per un disco bello, intenso, di qualità come nella tradizione di Vinicio, ma forse più intimo dei precedenti. Un disco «abbracciante» come lo ha definito lo stesso Capossela, ma soprattutto un disco vero, ossia un’opera compiuta con un inizio e una fine, un senso di marcia, delle istruzioni per l’uso che partono dalla copertina e finiscono all’ultima nota dell’ultimo solco un’ora, undici minuti e 58 secondi dopo. Anzi, partono ancora prima perché Vinicio, facendo parziale violenza a se stesso, ha parlato del disco, lo ha presentato il giorno prima dell’uscita ufficiale, facendo percepire l’affetto e le aspettative che nutriva per questo lavoro. Ancora «canzoni a manovella» in questo disco, dunque, che è anche il titolo dell’album precedente uscito ormai sei anni fa. Alcuni brani montano ingranaggi ancora più arcaici e rudimentali. Ovunque proteggi è un disco di suoni, rumori e parole (tante, come sempre, accuratamente selezionate dal vocabolario o inventate di sana pianta), di carne e di sangue, di terra e di acqua, tra valzer leggeri che volano nel vento e colpi di maglio sferrati in fucine ciclopiche.
In questo tour, ideato dallo stesso Vinicio Capossela, il cantante, nativo di Hannover in Germania ma italianissimo, ha scelto di presentare le nuove canzoni calandole in una dimensione fortemente teatrale. Lo spettacolo presentato nel tour è una rappresentazione in forma di visioni del viaggio del disco.
Un viaggio a metà strada tra un’Odissea mitica e una via crucis profana che attraverserà l’Italia da Carnevale alla Pasqua di Resurrezione: «Sarà un concerto mitologico di pezzi solenni, fatti a brano a brano nel nostro Colosseo - dice nel consueto stile narrativo surreale -. I nostri campioni arriveranno dalla Tracia, dalla Colchide, dall’Epiro, direttamente per farsi sbranare da voi». «Dunque - continua - ascolterete salmi e prediche, vedrete sfilare apparizioni mitologiche, arriverete in fondo al labirinto del Minotauro, sarete adescati dalla Medusa, conoscerete giganti e maghi, sentirete sibilare oracoli e indovinelli, imparerete a contare fino a quattro in russo e a pronunciare la parola che pronunciò Gagarin al momento del decollo, "Pajehali!" "partiti!". Scenderete tra le suggestioni delle ombre e la materia della carne, carne fatta pietra e amplificatore».