Il capostipite fu «I 7 uomini d’oro»

Molti i film incentrati su abili banditi che scavano cunicoli, abbattono muri, passano per le fogne, per arrivare a tesori favolosi: soldi, depositi d’oro o gioielli, custoditi in caveau ritenuti inattaccabili. Salvo poi, a colpo riuscito, perdere in maniera rocambolesca il bottino. Il capostipite di queste pellicole giallo-rosa fu «Sette uomini d’oro» diretto nel 1965 da Marco Vicario. A Ginevra simulando lavori stradali, proprio come i due banditi di Desio, un’affiatata squadra di abilissimi banditi - ovviamente sette - penetra nei sotterranei della Banca Nazionale Svizzera e s’impossessa di sette tonnellate d'oro. Anche in questo caso il colpo riesce ma la banda perde il carico per una banale incidente. La critica lo giudicò a suo tempo forse un po’ disordinato ma il più scattante, fluido, divertente film italiano di genere. Diede vita a un filone con sequel e imitazioni più o meno riusciti.