La Capotondi brutta fa un bel film

In «Come tu mi vuoi» è una ragazza sgraziata e onesta che sposa un Vaporidis bello e ricco. E la miscela funziona

Come ogni alleanza (alliance è la «vera» in francese), i matrimoni si reggono su comuni interessi. È una verità antica come il mondo quella ribadita da Come tu mi vuoi di Volfango De Biasi, tratto dall'omonimo romanzo edito da Mondadori. Aggiornando la regola dell'unione duratura, che non significa dell'unione amorosa, all'Italietta del primo XXI secolo, De Biasi rappresenta disinvoltamente un lui (Nicolas Vaporidis) bello e ricco, quindi pigro, e una lei (Cristiana Capotondi) brutta e povera, quindi onesta.
È un luogo comune, ma il cinema non si occupa delle eccezioni, salvo vendere biglietti solo agli eccezionali. I due sembrano fatti per detestarsi. Invece si troveranno a metà strada: infatti verrà il momento in cui lui (per varie delusioni) sarà sempre bello, ma meno viziato/vizioso; e in cui lei sarà meno brutta (a colpi di cosmesi e abiti costosi), egualmente alacre e meno onesta, fra un furto e un compromesso che le aprirà, con le gambe, la via dell'insegnamento universitario. Sono ormai parimente meschini e sempre complementari: ognuno è diventato proprio come l'altro lo voleva. Se non felici e contenti, saranno sereni e abbienti. De Biasi è bravo nel far credere al pubblico ingenuo - più numeroso di quello smaliziato - che in Come tu mi vuoi trionfi l'amore, anziché l'opportunismo. Rispetto a Notte prima degli esami di Brizzi e a 3msc - Tre metri sopra il cielo di Lucini, Come tu mi vuoi è ben più acre: si esce dal cinema colpiti dalla complicità dell'autore coi suoi personaggi. Anche per questo, Come tu mi vuoi dovrebbe essere un successo: ogni popolo ha lo specchio che merita.


COME TU MI VUOI di Volfango De Biasi (Italia, 2007), con Cristiana Capotondi e Nicolas Vaporidis, min. 97