Capparoni: «Io e Rex una coppia alla Starsky e Hutch»

L’attore di «Capri» a novembre su Raiuno nella nuova serie insieme al popolare cane poliziotto

da Capri

Quando i sogni diventano realtà. Anni fa, guardando in tv Il commissario Rex, Kaspar Capparoni avrebbe tanto desiderato interpretare il commissario amico del cane poliziotto più famoso al mondo. Accontentato. Dopo un paio di provini, Kaspar ha sbaragliato la concorrenza ed è diventato il personaggio principale del nuovo Rex. I primi otto episodi - che andranno in onda su Raiuno a novembre - sono piaciuti così tanto, che i produttori hanno ingaggiato Capparoni per altre sedici puntate. Il commissario Rex negli anni è stato venduto in oltre 150 Paesi, Capri in una cinquantina. Tra un anno lei diventerà famosissimo, Kaspar.
«Ma non cambierà niente. Il mio successo è arrivato dopo i 40 anni, so come gestirlo. Non sono il tipo che si monta la testa. L’unica differenza è che ora potrò realizzare i miei due progetti cinematografici a cui sto lavorando da tempo: due sceneggiature che mi permetteranno di esordire alla regia, più uno spettacolo teatrale scritto per Carlo Croccolo.
Perché è stato scelto per Il commissario Rex?
«Hanno fatto delle indagini di mercato. Risultava che l’Italia fosse il Paese in cui Rex è più seguito in assoluto. Dunque volevano un attore italiano e forse hanno puntato su di me per dare una continuità al personaggio. Ho i tratti somatici di un tedesco. Mio padre è romano, ma mia madre è altoatesina».
Che differenze ci sono con il passato della serie?
«Il mio commissario si chiama Fabbri ed è un italo austriaco che si divide tra Vienna e Roma. Le scene sono girate nelle due capitali. Rispetto alle precedenti serie il mio personaggio è più protagonista. Non si limita a fare l’assistente di Rex ma forma una coppia affiatatissima, alla Starsky e Hutch. I nuovi episodi, interpretati anche da Remo Girone e Mariano Rigillo, saranno un po’ meno polizieschi: meno James Bond, più risate». Con Rex come si è trovato?
«All'inizio non bene. Lui, che è un pastore tedesco di sei anni di nome Henry, dava retta solo alla sua addestratrice. Per cui immagini i problemi sul set. Recitavo al suo fianco, lui guardava Teresa e io incassavo i suoi suggerimenti. Poi ci siamo sciolti e siamo entrati in totale sintonia».
Magari è un suo problema di dimestichezza con i quattro zampe.
«Per niente. Ho tre pastori svizzeri bianchi: Le Roy, Dakota e Blu Sky. I cani sono una delle mie passioni. Era solo una questione di automatismi. E alla fine recitare con Rex è stata un’esperienza straordinaria».
E adesso è sul set di Capri 2.
«Il prodotto è ottimo, la storia che vedrete nella seconda serie sarà altrettanto intrigante. Era doveroso che noi del cast continuassimo in blocco: lo dovevamo al pubblico che ci ha regalato un’incredibile popolarità. E se me lo proponessero interpreterei anche Capri 3».
Cosa accadrà di così intrigante in Capri 2?
«L'arrivo di una persona dal passato creerà un terremoto nelle esistenze dei personaggi di Capri. La commedia diventerà giallo. E altri protagonisti si affacceranno a Villa Isabella: da Ray Lovelock ad Anna Galiena, che interpreta una donna molto misteriosa».
E il suo Massimo cambierà vita?
«Sarà meno ombroso. Grazie a Vittoria Mari ha vinto i problemi di coscienza che lo perseguitavano dopo la scomparsa della moglie. Suo figlio Nicola tornerà a vivere con lui ma Massimo dovrà anche respingere gli attacchi sentimentali di Luca Ward, innamorato di Vittoria. Per il resto continuerà a reggere il peso della famiglia, a risolvere le situazioni più complicate. Un po’ come capita a me nella realtà. E infatti Massimo è uno dei personaggi che mi somiglia di più, tra quelli interpretati finora».
Anche lei in effetti adora i suoi figli, li porta addirittura con sé sui set.
«Lo faccio da sempre. Jean Henry e Shéherazade, appena possono mi seguono dappertutto. Lo hanno fatto anche sul set di Una donna detective, la miniserie in quattro puntate di Raiuno, che ho interpretato mesi fa al fianco di Lucrezia Lante della Rovere. Quando mi presento con i figli, i colleghi rimangono sorpresi. Poi capiscono: io senza i miei ragazzi e la mia nuova compagna Veronica non ci saprei stare. Lavoro meglio, con la famiglia al seguito».
Dunque con la sua ex moglie tunisina le difficoltà si sono appianate?
«Si. Anni fa ero stato accusato di averla rinchiusa in casa dopo una lite. Mi condussero al commissariato prelevandomi in teatro, alla fine di uno spettacolo. Ho vissuto un incubo. Ma per fortuna, anche se in pochi lo hanno saputo, mi hanno prosciolto dalle accuse con formula piena. E per il bene dei nostri ragazzi, tra me e la mia ex moglie la guerra è finalmente finita».