Cappellacci: «Giunta pronta in 7 giorni Con me finisce la Sardegna virtuale»

Il «day after» del neoeletto governatore è quasi uguale alle giornate degli ultimi due mesi. Sveglia presto, interviste, conferenze stampa, riunioni, mancano soltanto le scorribande e i comizi su e giù per la Sardegna. Niente festeggiamenti particolari per la vittoria, nessun proclama da conquistatore. Ugo Cappellacci non infierisce sugli avversari sconfitti, che si chiamano Renato Soru e Walter Veltroni. Da Cagliari è partito un terremoto dall’onda lunga, ma il presidente della regione non si fa prendere dall’entusiasmo. Il messaggio è: devo mettermi a lavorare per la Sardegna.
La notte è stata lunga nella sede del comitato elettorale di vico Logudoro, nella vana speranza di andare a letto conoscendo i risultati definitivi. La sveglia porta però la notizia che il vantaggio su Soru è salito a oltre il 9 per cento, un margine nettissimo, imprevisto da tutti, compresi i maghi dei numeri del centrodestra sardo che domenica ipotizzavano un paio di punti di vantaggio e lunedì sera giuravano che sarebbero stati almeno 6-7 mentre i risultati parziali ne attribuivano a Cappellacci 4 o 5.
Prima delle 9 il trionfatore è già in televisione, in diretta su Canale 5. «La Sardegna è una terra particolare anche in materia di sondaggi - sorride -. È successo semplicemente che gli elettori hanno bocciato la Sardegna virtuale rappresentata dal centrosinistra, un paese dei balocchi inesistente. Ha vinto l’isola reale, quella con tanti problemi e una crisi senza precedenti. I sardi hanno compreso che l’attenzione del presidente Berlusconi tanto strumentalizzata è in realtà una grandissima opportunità per questa terra».
Verso le 10 Cappellacci è nella sede del Centro elaborazione dati della regione per capire come mai lo scrutinio vada così a rilento. È una prima presa di contatto con il palazzo dove sta per fare ingresso. Alle 11 una lunga conferenza stampa ancora nel segno del «low profile», maniche rimboccate e niente trionfalismi. Cappellacci vuole però marcare la «forte discontinuità» rispetto agli ultimi cinque anni. Sottolinea il lavoro di squadra che ha portato alla vittoria, «la forza delle idee di tanti e non l’impegno di uno solo», e ribadisce: «Sarò il presidente di tutti, lavorerò per il bene comune». Apprezza il contributo di tutti gli alleati e la coesione del centrodestra, «la cui cartina di tornasole è il risultato drammatico di una coalizione che la coesione l’aveva persa da tempo».
I primi passi del neogovernatore saranno la scelta degli assessori («mi auguro con tutto il cuore che non ci voglia più di una settimana, dipende anche da quando arriveranno i risultati definitivi, ho in mente nomi di persone competenti e piene di passione per la Sardegna») e l’affronto delle emergenze: lavoro, disoccupazione, povertà. La sua sarà «una politica capace di dialogare, all’insegna della collaborazione con il governo centrale e gli enti locali territoriali»: un dialogo «che in questi anni è mancato». In tempi stretti bisogna varare la legge finanziaria che le dimissioni di Soru hanno impedito di approvare. E come ha fatto Silvio Berlusconi con i Consigli dei ministri a Napoli, anche Cappellacci potrebbe convocare delle giunte «itineranti» per segnare «una forte presenza della nostra amministrazione sul territorio».
C’è tempo anche per qualche considerazione personale: «Non ho mai pensato di non farcela perché ho pensato soltanto a lavorare. Certo non mi attendevo un esito di queste proporzioni». Il dato più eclatante? «La vittoria in zone tradizionalmente di sinistra come il Nuorese, l’Ogliastra e gli agglomerati industriali». La critica che non dimentica? «Tante, soprattutto quelle personali. Ma non cederò alla tentazione di togliermi i sassolini dalle scarpe». Al G8 della Maddalena preferisce i Bronzi di Riace o i Giganti del Monte Prama (grandi sculture nuragiche)? Risposta scontata e sorridente: i giganti.
Dopo i giornalisti tocca a decine di sostenitori che vengono a complimentarsi. Il pomeriggio è dedicato alle prime riunioni con gli alleati. La parola d’ordine è «lavorerò per unire anziché dividere». La nomina degli assessori è il primo banco di prova.
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