Cappelle abusive nei cimiteri romani

Tombe abusive al Verano e al Flaminio: in manette A.G., 35enne titolare di una ditta di marmi e F.R., ex funzionario 41enne dell’Ama, già a capo del catasto cimiteriale, prelevati all’alba di ieri dai carabinieri di San Lorenzo. L’accusa è associazione per delinquere finalizzata alla realizzazione di manufatti funerari con metodi di corruzione, concussione, abuso d’ufficio, falsità ideologica e materiale, nonché di deturpamento d’opere pubbliche. L’ex dirigente della SpA capitolina era già stato coinvolto in due procedimenti penali per le stesse motivazioni e aveva abbandonato l’incarico. Il marmista era stato implicato nel filone giudiziario del 2002 seguito ai danneggiamenti delle tombe ebraiche nel cimitero monumentale. L’ultima svolta a dicembre 2005, quando nel riquadro 108 del Verano dalla terra di risulta spunta un femore umano. Da quale scavo proviene? Scattano le indagini. Ecco la pista: al riquadro 132 area 120 è in costruzione una cripta e anche al riquadro 110 area 21 qualcuno sta scavando. I cantieri sono privi di autorizzazione, l’inchiesta s’allarga. Trenta tombe «nuove di zecca» sono nel mirino degli investigatori: una, addirittura, tirata su all’ingresso del Flaminio, di fronte agli uffici Ama. Eppure nessuno se n’era accorto. Il sistema? Era semplice. In mano alle ditte di servizi cimiteriali (altri due imprenditori sarebbero stati denunciati) finivano gli elenchi di quanti avevano richiesto una concessione per costruire una tomba. A questi ultimi veniva fatto credere di trovarsi davanti a un iter lecito, ma su quelle aree in costruzione il Comune non aveva rilasciato alcuna concessione. Gli acquirenti pagavano decine di migliaia di euro, ma alle casse capitoline quei soldi non arrivavano. Mesi fa le perquisizioni: viene trovata documentazione «interessante», ma i fascicoli da cui ricostruire la rete di connivenze sembrano svaniti nel nulla: alcuni sono ricomparsi ieri a casa di F.R.. A inizio febbraio l’Ama, dopo un’indagine interna, mette alla porta due dipendenti: poco prima invece un’impiegata, sospettata di aver sottratto la lista delle concessioni richieste, era stata promossa. Il 9 dello stesso mese scompare dall’archivio servizi funebri il computer su cui era stata salvata la graduatoria delle concessioni. Tornando agli abusi, sarebbero dieci i casi di edilizia selvaggia a forza di mazzette e viaggi gratis in posti da favola finora accertati al Flaminio, tre al Verano. Con la sistematica falsificazione d’ogni atto e documento (perfino coi cartelli di inizio e fine lavori inventati) gli illeciti sarebbero andati avanti dal 2001. E mentre ieri A.G. e F.R. varcavano la soglia di Regina Coeli accompagnati dai carabinieri, i vigili urbani erano di nuovo al Verano per mettere i sigilli ad altre tre cappelle abusive.
Intanto la procura di Civitavecchia indaga su una svista a Prima Porta. Dove, nonostante il veto della magistratura, il corpo di un anziano morto sotto i ferri all’ospedale di Bracciano il 2 marzo è stato cremato dall’Ama. I familiari avevano denunciato i medici per omicidio colposo. Le prove? Finite in cenere.