Un cappello di paglia per Bartoletti

Forse non tutti sanno che Nino Rota, oltre a dare l'anima sonora ai film di Fellini (e non solo lui), si intendeva anche di musica chiamiamola classica, tanto per usare termini impropri e non felicissimi. Non solo Sceicco Bianco e Vitelloni, ma anche musica di scena per il teatro e un'abbondante produzione di opere, tra cui proprio questo «Cappello di paglia di Firenze» (1955), che il Carlo Felice mette in scena con produzione integralmente «casalinga» a partire da martedì prossimo (fino a mercoledì 28), con la regia di Damiano Michieletto e la direzione del Maestro Bruno Bartoletti.
Proprio al direttore, che per anni di carriera ed esperienza è un po' il papà di tutta la compagnia, spetta presentare lo spettacolo, tanto più che era intimo amico di Rota: «Può sembrare strano che alla mia età io parli di debutto, ma è la prima volta che dirigo quest'opera - ha detto in conferenza stampa - e sono felicissimo, oltrechè orgoglioso, naturalmente. Un capolavoro di musicalità, un piccolo gioiello del “non-repertorio” novecentesco, e con questo termine non voglio certo svilire la cosa, anzi. I teatri dovrebbero avere in cartellone più spesso opere meno conosciute, è così che si fa cultura, non solo con ciò che tutti conoscono e vanno sempre ad ascoltare».
Un'opera comica nello stile del vaudeville francese (la fonte è «Un chapeau de paille d'Italie» di Labiche, da cui René Clair trasse l'omonimo film), molto divertente e ben congegnato, con pagine musicali di indiscussa maestria, con un pizzico di Rossini e magari Donizetti, ma soprattutto con l'intelligenza e la conoscenza che Rota aveva della storia musicale e dei suoi protagonisti.
«Sono d'accordo con la regia di Michieletto - continua il maestro - che asseconda il ritmo frenetico della storia e non interrompe il fluire narrativo; e il cast è splendido, davvero. Allora godetevi l'opera, è anche uno spasso»!