Il cappio al collo

Secondo il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, nel 2007, il Pil crescerà del 2%, secondo la Confcommercio, invece, crescerà solo dell'1,5% e i consumi non si svilupperanno neanche in presenza di una lieve ripresa del Pil. Perché gli italiani rimangono restii a consumare anche in presenza di una lieve ripresa? Perché non si fidano che questa ripresa sarà duratura e, soprattutto, quest'ultima finanziaria ha fatto tutto fuorché incoraggiarli ad andare per negozi a spendere. Infatti, in generale i consumatori pagheranno quest'anno più tasse e quelli ai quali sono state ridotte microscopicamente, comunque, pagheranno di più di addizionali e vari tributi locali e, alla fine, se non ci perderanno, certamente non ci guadagneranno.
L'ha detto bene Carlo Sangalli, il presidente della Confcommercio, in questo governo «c'è un eccesso di ottimismo e di prudenza». L'ottimismo è sulla crescita. La prudenza è su ciò che il governo dovrebbe fare. La ripresa italiana è dovuta alla ripresa tedesca e alla tenuta americana. È una ripresa legata all'export non ai maggiori consumi delle famiglie italiane che, invece, faticano a riprendere. È una ripresa indipendente dall'azione di governo. Non è merito della prima finanziaria del governo Prodi: è merito delle finanziarie - semmai - del governo presieduto dalla signora Merkel.
Tra l'altro, come ormai sanno tutti il governo ha incamerato tanti soldi nel 2006. E ancora giustamente il presidente Sangalli ha ricordato che «se si vogliono far fruttare i 37 miliardi di maggiori entrate tributarie registrate nel 2006 rispetto al 2005, c'è solo una cosa da fare e subito. Ragionare sul contenimento di una spesa pubblica che sfiora il 45% del Pil ed iniziare a restituire a famiglie ed imprese una parte significativa dell'extra-gettito». Cioè: spendere meno e diminuire le tasse alle famiglie facendo trovare ai consumatori qualche soldo di più in tasca. E invogliarli, così, al consumo in modo da stimolare l'economia italiana anche dall'interno e non solo grazie alle esportazioni in terra germanica.
È un ragionamento semplice, di quelli che uno può fare e mettere in pratica quando può ragionare liberamente sull'economia senza cappi al collo di maggioranze da tenere in piedi con gli stecchi come quella di centrosinistra. Tommaso Padoa-Schioppa avrebbe ragionato così, probabilmente, se non fosse stato al governo. Ma qui non deve confrontarsi con economisti o banchieri centrali. Qui, nel governo Prodi, deve confrontarsi con gente alla quale del taglio delle tasse non importa un baffo, perché interessa solo vedere come distribuire un po' di soldi a chi - chissà - magari la vota.
È questa la differenza tra il modo di pensare di Carlo Sangalli e Tommaso Padoa-Schioppa: tra uno che rappresenta imprese che stanno nell'economia e uno che sta in un governo che deve capire come sfruttare in termini politici una incipiente ripresa economica. Niente di più chiaro. Per questo la Confcommercio prevede una crescita solo dell'1,5%, perché conosce i consumatori e il loro grado di fiducia nelle politiche di questo governo.
Paolo Del Debbio