Di Caprio cinico mercenario tra i ribelli dello Zimbabwe

Un diamante è per sempre? Un diamante è per sangue, spiega il thriller hollywoodiano Diamanti di sangue (dal 26 gennaio nelle sale), con Leonardo Di Caprio, la star trentaduenne sempre più votata alle cause sociali, ora nel ruolo dell’avventuriero Danny Archer, ex-mercenario nello Zimbabwe, che fa affari sulla pelle altrui. Potrebbe trattarsi d’un kolossal tra tanti, uno di quegli accurati prodotti Warner Bros, sapientemente distribuiti dopo Natale, quando gli spettatori, con l’anno nuovo appena entrato, hanno bisogno d’una bella scialappa, per tirare avanti, sperando nel futuro. Il fatto è che, stavolta, possono farlo a ragion veduta, perché questo film di denuncia, firmato da Edward Zwick, esperto di actiondrama a sfondo politico (vedi L’ultimo samurai), ha messo sotto accusa il World Diamond Council, rappresentante dell’industria diamantifera (giro d’affari mondiale nell’ultima stima del 2005: 60miliardi di dollari), causando considerevoli cambiamenti nella prassi di raccolta dei preziosi.

La lobby delle gemme, col gruppo sudafricano De Beers in testa, scalpitava dallo scorso settembre, quando dalla Bibbia di Hollywood, Variety, partì l’«Appello a Leonardo Di Caprio», promosso dal «popolo del Kalahari», il primo sul cui suolo, il Botswana, vennero scoperte le preziose pietre, per le quali mezzo mondo si scanna e che sarebbero, stando alla canzoncina di Marilyn Monroe, ripresa dalla popstar Madonna, «i migliori amici delle ragazze». «Questi diamanti, per noi, sono una maledizione», hanno scritto, invece, al divo gli abitanti del deserto. Dopo il loro ritrovamento, infatti, i cosiddetti «uomini del bush», quei cercatori di diamanti nati e cresciuti in Africa orientale, dov’è diffuso il «bush», una formazione vegetale adattata alla siccità, con gli arbusti bassi a foglie ridotte (tipo acacie ed eucalipti), vengono deportati nei campi di raccolta. Dove, spesso, crepano nei territori di guerra, saltando sulle mine. E dove, a volte, vengono giustiziati sul campo, se scoperti in possesso d’una scheggia di gemma. «Nei campi,moriamo. E vogliamo tornare a casa», questo il richiamo per Leo, pagato da Survival international, organizzazione per i diritti umani, che vide giusto, coinvolgendo il divo, già in visita nel degradato quartiere capitolino di Tor Bella Monaca, dove, in occasione della Festa di Roma, parlò di problemi ecologici. Intanto, gli uomini del Kalahari si sono giovati dell’appello aDi- Caprio: a metà dicembre la Suprema Corte del Botswana ha stabilito che la deportazione degli uomini del bush è «illegale e anticostituzionale». Poi, temendo la pubblicità negativa della pellicola, con la quale il ricco Occidente capisce che, con l’acquisto d’una veretta di diamanti, sponsorizza una guerra civile, da qualche parte in Africa, la De Beers ha promosso una campagna di pubbliche relazioni (da 15 milioni di dollari), per spiegare alla stampa i problemi del settore.

I giornalisti sono stati invitati a visitare la centrale di Londra, finora blindata, sentendosi dire che l’industria leader del settore «conosce i problemi creati dai conflitti, sorti intorno all’industria dei diamanti », pietre che, al pari del petrolio, sono in viadi esaurimento. E se Blood Diamond si svolge nel 1999, risale al 2003 il processo Kimberley, dalnomedella località sudafricana in cui la legge stabilì che nei certificati d’origine delle gemme va dichiarato che non provengono da zone di guerra. Ciò dimostra, nei fatti, come tra «i migliori amici delle ragazze» e i diritti umani qualcosa non va.

Nel film, DiCaprio vende armi ai ribelli dello Zimbabwe, contro diamanti: tra i suoi clienti migliori c’è un gruppo di mercenari della Sierra Leone, che hanno il controllo di vari giacimenti minerari, dove lavorano i bushmen deportati dai propri villaggi. Chi non ubbidisce, viene impiccato, o gli sparano sul posto. Uno di questi cercatori, il pescatore Solomon (Dijmon Hounsou), trova un diamante rosa (un omaggio all’ispettore Clouseau de La pantera rosa) e scappa, aiutato nella fuga da Danny,che vuol farla finita col caos del Continente Nero. Inizia un’odissea, che porterà i protagonisti, tra i quali la giornalista americana Maddy (Jennifer Connelly), impegnata in un reportage sul traffico dei diamanti grezzi, a scoprire un lager per bambini-soldato, dove piccoli di setteotto anni maneggiano kalashnikov. Ma stavolta il cinema spara più forte della «compagnia dell’anello».