Captiva, il Suv che spiana la strada a Chevrolet

Enrico Artifoni

da Zakopane (Polonia)

La sport utility Captiva è una vettura importante per Chevrolet. È la prima di nuova progettazione da quando Gm ha messo il marchio Usa sui modelli dell’ex Daewoo. «D'ora in poi le nostre auto non dovranno limitarsi a costare poco», spiega John Passadis, capo di Chevrolet Italia. Captiva nasce sulla stessa piattaforma dell’americana Saturn Vue e dell’erede dell’Opel Frontera, quell’Antara che debutterà in autunno di cui si sono viste sinora solo alcune foto. La lunghezza di 4,64 metri, insieme con la larghezza di 1,85 e l’altezza di 1,73, pongono Captiva tra i Suv di dimensioni medio-grandi. Come conferma il numero di posti, 5 più 2 a scomparsa in terza fila: una buona freccia all’arco di questa vettura, insieme con l’inedito propulsore turbodiesel common rail che colma una lacuna nella gamma Chevrolet. La meccanica di base è di tutto rispetto: sospensioni di tipo McPherson davanti e Multi-link a 4 punti di ancoraggio dietro, trazione normalmente sull’assale anteriore che diventa integrale quando le condizioni lo richiedono, freni a disco su tutte le ruote, cerchi in lega da 17 e fino a 18”. Captiva, inoltre, è la prima Chevrolet equipaggiata con l’Esp integrato con l’Abs e con funzioni addizionali come l’Hdc (controllo velocità in discesa) e l’Arp (previene il ribaltamento). Tra i motori, spicca il diesel common rail 2.0 con turbo a geometria variabile sviluppato da Gm Powertrain su licenza dell’italiana Vm: eroga 150 cv a 4mila giri, dispone di 320 Nm di coppia massima a 2mila giri e in abbinamento con un docile cambio manuale a 5 marce (automatico come optional) consuma in media solo 7,4 litri di gasolio ogni 100 km. La Captiva sarà in vendita nei prossimi giorni: 25.600 euro per la versione diesel.