Capuano: «Con Euronext nessuna integrazione»

da Milano

La Borsa Italiana «non pensa a ulteriori integrazioni o fusioni dopo l’acquisizione di Mts», il Mercato dei titoli di Stato. Per l’amministratore delegato di Piazza Affari, Massimo Capuano, l’accordo con Euronext, il consorzio tra le Borse di Parigi, Bruxelles e Lisbona «non è per il momento un’ipotesi allo studio».
Durante il convegno nella sede napoletana del SanPaolo-Banco di Napoli di ieri, sul tema della crescita delle imprese nel Mezzogiorno, Capuano ha invitato i gestori italiani «a creare fondi specializzati per le Pmi», che «sono fondamentali per il nostro mercato azionario». «L’invito che rivolgo ai responsabili dell’asset management è quello di mettere a punto dei fondi specializzati - ha proseguito l’ad di Borsa Italiana -. In Italia ce ne sono attualmente 10, contro i 60-70 in Germania e Francia». E ieri sono stati resi noti i risultati di una ricerca effettuata dal gruppo Borsa Italiana, che analizza le aziende italiane e la loro «bassa propensione» a quotarsi in Borsa: «un problema di carattere storico». Su 1.200 aziende italiane che hanno le caratteristiche per essere quotate in Borsa solo 88 sono nel Mezzogiorno (il 32,5% nel commercio, il 13,3% nel settore dei trasporti). Occupano complessivamente più di 34mila addetti per un fatturato pari a 9,86 miliardi.
I motivi di questa scarsa propensione alla quotazione in Borsa sono molteplici. «Nel nostro sistema industriale la cultura della quotazione in Borsa è molto limitata - ha detto Capuano - ma non c'è una differenza tra il Sud e il resto del Paese». Ciò che caratterizza le 88 società del Mezzogiorno (31 in Campania), che hanno le caratteristiche per essere quotate, è il fatto di avere dimensioni ridotte, uno o due addetti. L’ad ha esortato gli imprenditori meridionali allo sbarco in Borsa: «È uno strumento per rafforzare la crescita».