«Capurro non si schioda dal palazzo»

Franco Crosiglia

Il lupo perde il pelo ma non il vizio, dice il detto. Ed evidentemente per l'ex sindaco di Rapallo, Ezio Armando Capurro, fare il sindaco deve essere diventato un vero vizio. Una droga. Solo che in questo caso non si tratta di un nuovo fronte, dopo quello denunciato dalle «Iene», sul caso dei politici che si fanno di canapa indiana o altri tipi di sostanza stupefacenti. Ma di politici dopati di politica. A tal punto che, pare, l'ex sindaco si intrufola nei corridoi del municipio di nascosto, e, quando il commissario straordinario Mario Spanu è assente, parla con impiegati e funzionari, segue le pratiche in itinere, da istruzioni. Il tutto come se nulla fosse accaduto lo scorso 5 ottobre quando (alle quattro e mezza di mattina e dopo 8 ore di discussione) il consiglio comunale ha deciso a larga maggioranza di approvare una mozione di sfiducia e di «andare a casa» al completo pur di liberare la città dalla presenza del primo cittadino.
La segnalazione è partita dal consigliere uscente di Rifondazione comunista Riccardo Cecconi. «Ho notato molto spesso l'ex sindaco recarsi in Comune proprio quando il commissario era assente. L'ho sentito chiamare gli impiegati fuori dai loro uffici e soffermarsi a parlare con loro di questioni amministrative. Un atteggiamento - continua Cecconi - che poteva essere comprensibile nei giorni immediatamente successivi alla nomina del nuovo commissario per permettere il passaggio delle consegne, ma che poi mi ha insospettito». Un sospetto, quello di Cecconi, condiviso da altri ex consiglieri comunali preoccupati dal fatto che la campagna elettorale possa diventare una campagna al vetriolo. «Troviamo assolutamente inopportuna la continua presenza di Capurro negli uffici comunali», spiega Carlo Bagnasco, figlio di Roberto Bagnasco che è stato sindaco per due mandati prima di Capurro. Secondo Carlo Bagnasco, che è presidente dell'associazione politico-culturale Reapalus «Capurro ora deve pensare come tutti a fare una campagna elettorale corretta visto, tra l'altro, che ha gia avuto le chiavi del Municipio e le ha perse insieme a tutta la sua maggioranza».
Sia come sia, un sospetto non è una prova. Ma basta per mettere sull'altolà Spanu («Non sono un commissario di polizia, però le regole vanno rispettate») che considera «un dovere» accertare se i fatti contestati a Capurro sono veri.
«L'istituzione deve essere cristallina e presentarsi come punto di riferimento certo ai cittadini», ha aggiunto Spanu con lo scopo di permettere che «la campagna elettorale possa svolgersi in un clima assolutamente tranquillo».
Ma un nuovo fronte si è aperto sabato scorso. Riguarda la sera in cui è stata votata la mozione di sfiducia. Un evento che ha attirato un folto gruppo di cittadini che volevano assistere ma che sono stati per la maggior parte tenuti fuori. Solo in 50 hanno potuto seguire dal vivo l'evento, visto che la capienza massima della sala consigliare è stata fissata in 99 persone comprensive di politici, giornalisti e forze dell'ordine. «Peccato che sabato scorso si sia celebrato nella stessa sala un matrimonio con almeno 200 persone», denuncia Vincenzo Gubitosi della lista Alleanza per Rapallo che aggiunge: «Evidentemente si tratta di una norma ad personam per limitare il numero di spettatori nelle “serate calde”». Nel mirino ancora Capurro che, nella politica spettacolo alla quale ci ha abituato Rapallo negli ultimi mesi, conferma il suo ruolo di primo attore occupando la scena fino all'ultimo. Anzi, oltre.