Caputo: «Mi autocandido anche contro Penati»

Gianandrea Zagato

I tempi stringono, l’Unione si divide e del candidato sindaco neanche l’ombra. O, almeno, fino a ieri. Quando alle quindici si materializza la candidatura di Roberto Caputo della Margherita. Sì, proprio l’ex vicepresidente del consiglio provinciale appena trasmigrato da Forza Italia alle file di Rutelli and company. Telefonata per far sapere che pure lui è adesso della partita e, attenzione, «non sta lanciando una provocazione».
Discesa in campo che spacca ulteriormente il fronte dell’Unione. E, poi, Caputo, la candidatura passa attraverso le primarie.
«Premessa: non sono innamorato delle primarie, che non aiutano certo a far partecipare i cittadini alla politica. Detto questo credo che sia davvero una strada incomprensibile se i candidati sul tappeto si chiamano Umberto Veronesi, Ferruccio De Bortoli e il prefetto Bruno Ferrante. Come dire: personalità talmente autorevoli e forti che appare assurdo farle passare attraverso la verifica delle primarie».
Be’, anche la sua autocandidatura appare incomprensibile. Soprattutto perché buona parte dell’Unione - diesse in testa - sostiene che prima delle primarie c’è il programma e che, logicamente, il candidato arriva per ultimo.
«Nessuna incomprensione: corro per farmi eleggere sindaco di Milano. Quanto al programma è evidente la sua importanza ma è altrettanto chiaro che si costruisce intorno al candidato sindaco, come si fa per un vestito. E per scriverlo occorre sentire prima questa città, il cuore di Milano, dove bisogna tener in giusto conto di quell’elettorato che è moderato, riformista e quindi tout court non di centrosinistra. Ecco perché mi sento autorevolmente candidato a sindaco di Milano, forte del mio passato e del mio presente».
Vuol dire che la sua scelta non è quindi solo provocatoria?
«Assolutamente no. È una decisione pensata se non ci fossero in campo quei nomi autorevoli e se le altre componenti dell’Unione mettessero sul tavolo altri nomi. Ma, ripeto - senza credere che le primarie siano un dogma - se fondamentale è ascoltare la città ancora di più è scegliere la persona giusta da mettere in campo contro l’aspirante sindaco del centrodestra».
Curiosità: se nella rosa dei candidati ci fosse anche il presidente della Provincia Filippo Penati? Che fa, si ritira?
«Be’, con il presidente della Provincia sarebbe davvero una sfida eccitante».