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Antonella Aldrighetti

La politica della mediazione ha lasciato il campo a quella «dell’arrangiarsi a ogni costo». Ed è la sanità convenzionata la prima a pagar dazio. Oltre una sessantina le residenze sanitarie, tra cliniche, hospice e centri di riabilitazione motoria che non ricevono dalla regione da otto mesi i pagamenti pregressi sulle rette di degenza - da quando si è insediata la giunta Marrazzo per intenderci. Purtroppo la cosiddetta «logica della ripercussione» insegna che a patirne le conseguenze siano gli operatori sanitari, che si vedono stoppare gli stipendi, ma ancor prima i pazienti. La maggioranza dei quali ormai è allo stadio terminale della vita: malati oncologici che hanno bisogno di un’alimentazione per via endovenosa, di cure palliative e terapie del dolore. Per loro nessuna garanzia di cura per i giorni a venire e nessuna retribuzione certa per i lavoratori che li accudiscono: le cose stanno così almeno per quanto riguarda le residenze assistite Caracciolo, Villa Maria Immacolata, Corviale e Villa delle Magnolie dove, il futuro è in forse.
E se, per chi presta assistenza presso la San Francesco Caracciolo rimangono al palo stipendi e tredicesime per mancanza di risorse finanziarie, nelle altre tre la situazione è ancora più paradossale: da tre mesi ormai nelle tasche degli operatori non entra neanche un soldo. Ma la colpa di chi è? «Per la giunta Marrazzo - spiega Anna Santin, portavoce del Comitato familiari Caracciolo - è riferibile agli amministratori delle cliniche che non hanno voluto aderire alla cosiddetta pro-solvendo (sottoscrizione di mutui con gli istituti di credito indicati dalla Regione per ottenere i soldi di cui sono creditori, ndr) ma quest’operazione non salverebbe le strutture sanitarie dalla bancarotta perché garantirebbe finanziamenti solo a partire da aprile 2006. Quanto alle terapie da fornire ai nostri malati la Regione non ha ancora un piano per risolvere la questione: i degenti aspettano, gli operatori hanno il diritto di ricevere lo stipendio e i fornitori dei presidi sanitari vedersi risarciti i crediti».
Motivi che hanno indotto ieri una delegazione di sanitari assieme ad una rappresentanza sindacale della Fials-Confsal, a manifestare fino al pomeriggio sotto le stanze della casa di vetro. Senza successo, però. Perché la giunta di sinistra non ha recepito che sarebbe stato il caso di approntare qualche manovrina di bilancio e saldare almeno i conti dell’ultimo mese. Macché, la sorte dei malati terminali rimane affidata al buon Dio e quella degli operatori sanitari alla capacità di ciascuno di arrangiarsi. Ma c’è una soluzione alternativa? «Ci dovrà essere data la gravità degli accadimenti - afferma il vicepresidente della commissione sanità alla Pisana Stefano De Lillo (Forza Italia) - ho chiesto un’audizione speciale sulla vertenza Caracciolo e sullo stato di insolvenza della regione per capire i motivi di questo atteggiamento. Mi aspetto una profonda sensibilità data la gravità dei fatti, alla quale peraltro si sommano i mancati pagamenti delle tredicesime nell’Asl Roma D».
In attesa che la commissione venga convocata, la Fials, per bocca del segretario regionale Gianni Romano, assicura una vertenza ancora più incisiva perché «l’amministrazione regionale è l’unica a non percepire che senza il pagamento delle rette di degenza alle cliniche convenzionate anche l’imprenditore più solido rischia di fallire».