Cara Brambilla, due o tre cose da fare subito

Gentile ministro Brambilla,
la sua amabile intervista al Giornale di Bordo della settimana scorsa, da un lato mi regala una speranza. Ma come in tutte le cose, guardo anche il rovescio della medaglia. Quando lei parla di lotta all’evasione mi trova pienamente d’accordo. È encomiabile il lavoro del ministro Giulio Tremonti (approfitto per ricordargli, però, che non esistono solo le quote latte, ma anche 120mila posti di lavoro: tre volte la Fiat). Lei, quindi, sfonda una porta aperta: da tempo, infatti, abbiamo un fitto dialogo con l’Agenzia delle Entrate per cercare insieme soluzioni accettabili e più «umane».
Ripeto con fermezza: Ucina non difende posizioni indifendibili. Le assicuro che prima di esserne il presidente, sono cittadino e contribuente. E mai ho pensato di fare il furbetto.
Ammiro molto il suo impegno per aprire spiagge ai cani in ogni comune costiero. Rivendico, però, la navigazione tranquilla di chi va per mare. Tuttavia, il problema è un altro: abbiamo una normativa inaccettabile, in antitesi con quella in vigore nei Paesi nostri concorrenti dove, per inciso, i controlli si fanno nei porti. Mi spiego: i megayacht non scappano perché i loro armatori sono evasori. Più semplicemente se ne vanno perché l’Italia considera una nave da diporto come fosse una petroliera. Un esempio: lo sceicco, il magnate russo piuttosto che il paperone americano in navigazione nel Mediterraneo, evitano i nostri porti perché non intendono imbarcare, oltre all’equipaggio, anche uno stuolo di consulenti fiscali (e relativi interpreti) con il compito di sbrogliare la complicata matassa delle normative italiane. Che si prestano a mille ambiguità.
Se l’industria manufatturiera subisce la concorrenza sleale - mano d’opera a basso costo e sfruttamento degli esseri umani - di Paesi come la Cina, non è assurdo che quella del turismo subisca la concorrenza, sul piano fiscale, dei Paesi Ue? L’obiettivo di Ucina è limpido e trasparente: norme e fiscalità omogenee nel Mediterraneo. Detto questo, sarebbe bello averla ospite a Genova il 4 ottobre prossimo per il confronto al quale ha già dato l’adesione il vicepresidente Ue, Antonio Tajani. Gradita anche la presenza di un alto funzionario dell’Agenzia delle Entrate.
Credo che il problema riguardi direttamente il suo ministero visto che l’economia del turismo da diporto va a rotoli, a beneficio dei nostri vicini. Le cifre che abbiamo indicato sono reali, fornite dall’Osservatorio Nazionale della Nautica. C’è una intera e lunghissima filiera che ne soffre: locali, alberghi, ristoranti, negozi, cantieri per la riparazione e la manutenzione (costosissima) dei megayacht. Per non parlare degli equipaggi che fanno la muffa sulle banchine sperando in un ingaggio che non arriva.
Sono un imprenditore che parla a un’imprenditrice (pur con alte funzioni istituzionali). E fra imprenditori si parla la stessa lingua. Vogliamo davvero fare qualcosa per questo - nonostante i disfattisti - straordinario Paese? È semplice: il 4 ottobre sediamoci attorno a un tavolo e parliamo di cose serie, ragioniamo, ascoltiamo gli imprenditori (che hanno esperienza e onestà da vendere) e, insieme, diamo finalmente un calcio alla burocrazia che ostacola la crescita di settori primari della nostra economia. La burocrazia è la peggiore “legge” tuttora in vigore nel nostro amato Paese. I latini, che capivano qualcosa di diritto, dicevano: Summus Ius, summa iniuria (massima applicazione - o esasperazione - della legge, massima ingiustizia).
Un cordiale saluto, con stima sincera. E viva preoccupazione.
* Presidente di Ucina