Cara Europa: ecco come sperpera i soldi la casta di Bruxelles

Nel bilancio dell’Unione crescono le uscite per i 785 parlamentari e i
5.900 dipendenti dell’amministrazione. S’impennano i costi per
trasferte e interpreti. E per il 2009 lievitano i fondi per l’assistenza sanitaria degli onorevoli e i salari del personale

Milano - Cinquemilanovecentoquaranta dipendenti negli uffici e settecentottantacinque onorevoli accomodati tra i banchi. Più gli assistenti, gli agenti, i funzionari, interpreti e traduttori, consulenti esterni, ma anche medici e maestre d’asilo. L’esercito di Bruxelles marcia al ritmo di 7,3 miliardi di euro l’anno (bilancio 2008) e ha intenzione di allungare il passo. Le previsioni di spesa per il prossimo esercizio fanno aumentare le uscite del 5 per cento, sfondando quota 7,5 miliardi. Una valanga da 25 milioni solo per l’indennità prevista dallo statuto dei deputati, stipendi veri e propri esclusi. I rimborsi di viaggio e di soggiorno in compenso si gonfiano fino a 80 milioni, con un extra per quelle effettuate nello Stato di elezione che si moltiplica per sei nel 2009. Con tanto di telefoni fissi e mobili, tv e connessione internet (6,8 milioni, +13 per cento). In caso di infortunio o malattia, ci pensa mamma Europa; compresa l’assicurazione sulla vita nonché sul furto o lo smarrimento di effetti e oggetti personali: gli europarlamentari possono contare su un fondo di altri 2 milioni. Che sta per raddoppiare, naturalmente. Intanto si appesantisce il carico delle pensioni (+8%) per quelli che sono scesi dalla macchina europea e ancora continuano a tenersi aggrappati agli sportelli. Così finanziamo senza batter ciglio le rimpatriate dell’Associazione ex deputati.

Fastidiosa la faccenda della burocrazia targata Ue, difficile da giustificare davanti ai «contribuenti netti», ai cittadini di quei paesi - come l’Italia - che finanziano il sistema senza poi ricevere altrettanto in termini economici. Allora sì che può essere davvero complicato spiegare i 320mila euro stanziati per «incoraggiare e sostenere ogni iniziativa destinata a promuovere le relazioni sociali tra gli agenti di provenienza diversa». Tradotto, sovvenzioni per club e circoli sportivi e culturali. Anzi, meglio aprire una «struttura permanente d’incontro» per il tempo libero degli infaticabili europeisti provenienti da 27 nazioni diverse e che a socializzare, del resto, devono essere in qualche modo incoraggiati. C’è anche questo nei meandri del bilancio comunitario a nove zeri, ma non solo. Siccome la salute viene sempre prima di tutto, come badare a spese di fronte alla necessità di far funzionare «il gabinetto medico nei tre distinti luoghi di lavoro» dell’Unione? Così ecco pronto un milione pulito per pagare l’assistenza sanitaria, i prodotti farmaceutici, gli esami clinici, le commissioni d’invalidità, ma pure le prestazioni esterne degli specialisti su richiesta dei medici di fiducia di ciascun membro dell’istituzione.

Bisogna prendersi cura del personale, non prima però di averlo saziato a dovere. I costi di funzionamento dei ristoranti e delle mense sono passati di colpo da 600mila a 1,9 milioni (un investimento maggiorato di oltre il 300 per cento). E la programmazione futura li fa salire a 2.260.000 euro, per poter soddisfare perfino i palati «euroscettici». Riunioni a parte, certo, per cui ci sono altri 2,3 milioni da spendere in «bibite fresche e spuntini».
I bambini sono il futuro dell’Europa. Non possono essere dimenticati, figuriamoci i figli dei dipendenti. Quindi i milioni spesi da 3,2 volano a 6,7, destinati a coprire il centro per l’infanzia e gli asili nido convenzionati. Altro? Babele Europa, dicono, infatti dopo l’ultimo allargamento ci sono 23 modi per dire la stessa cosa. Per questo mettiamo a disposizione 55,7 milioni per le prestazioni in trasferta degli interpreti di conferenza ausiliari convocati dal Parlamento quando non bastano «i funzionari in servizio permanente o temporaneo».

Tutta invidia, risponderanno. Come dire, il posto a Bruxelles logora chi non ce l’ha. Eppure noi regaliamo già medaglie e pensierini (al prezzo di 955mila euro l’anno) agli euroimpiegati che hanno raggiunto i 15 anni di onorato servizio. Stampiamo addirittura i bigliettini del gran galà, ma alla loro festa non ci invitano mai.