«Cara Juve, pensiamo in grande»

da Pinzolo

Trentatré anni da compiere a novembre. Quindici trascorsi da juventino. Alessandro Del Piero, contratto in scadenza il prossimo giugno, sprigiona ottimismo anche se solo ieri, dall'inizio del ritiro, ha lavorato a tempo pieno con i compagni: «Problemi risolti. Pensiamo in grande, piuttosto. Non so se i nuovi acquisti basteranno per colmare il gap con Inter e Milan, ma la società si è mossa bene». Osare, questo è l'imperativo: «Io lavoro per essere il migliore: voglio il massimo, sempre. Provare a vincere lo scudetto è obbligatorio, anche se arriviamo dalla serie B». Musica per i tifosi juventini, pazzi per la loro squadra come mai in tempi recenti: «La gente aveva voglia che la Juve tornasse nel posto che le spetta. Il popolo bianconero vuole sognare: noi anche». Capopopolo, allora. Con il solito sorriso enigmatico sulle labbra anche quando è chiamato a parlare di un contratto che vorrebbe rinnovare in fretta: «Blanc mi ha confermato che ci vedremo presto. Arrabbiato? No: i dirigenti hanno dato priorità ad altre situazioni e bisogna accettarlo. Arrivo per ultimo nella corsa al rinnovo: ma potrebbe diventare un vantaggio». Sorrisino: non vuole mettere pressione a nessuno, la gente è con lui e colpi di scena clamorosi non converrebbero a nessuno: «Ci sono state squadre con cui ho pensato di poter lavorare... cose vecchie».
Erano i tempi di Capello. E da allora Del Piero è tornato a giocare a tempo pieno smentendo chi pensava non fosse più in grado di ricoprire un ruolo di primo piano: «Non posso preoccuparmi di quello che pensano gli altri. Io rispondo con i fatti. L'anno scorso ho giocato quasi sempre e vinto la classifica cannonieri: se ho fatto una stagione del genere in B, perché non dovrei ripetermi quest'anno?». Parola al campo. E poi l’appuntamento con Blanc: «Certo non posso ambire a un contratto decennale, ma punto agli Europei del prossimo anno e magari ai Mondiali in Sudafrica».
Passione. E desiderio di battere l'Inter, magari con il solito sorriso sulle labbra: «Possiamo mandarci continui messaggi di pace, ma poi arriverà il giorno della partita: si è creata innegabilmente una situazione di tensione, noi speriamo solo si tratti di una partita che valga per lo scudetto. L'Inter responsabile per quanto accaduto? L'argomento è troppo delicato: diciamo che sono successe cose "simpatiche" anche in casa loro».