«Cara Letizia, ora vogliamo i fatti»

Dopo il corteo, Matteo Salvini, cosa chiede la Lega al sindaco Letizia Moratti?
«Fatti, chiediamo fatti perché i cortei non bastano. Dopo le parole vogliamo i fatti».
Concretamente?
«Nessuna moschea in città, chiusura dei phone center abusivi, sgombero di tutti i campi nomadi e, last but not least, nessun dialogo con il Leoncavallo».
Andiamo con ordine, questione moschee: già la Regione ha detto stop alla proliferazione selvaggia...
«L’emendamento alla legge regionale di governo del territorio mette un punto fermo. Ma, attenzione, quella che è una norma di carattere transitorio - nell’attesa che i Comuni presentino il Pgt, piano di governo del territorio -, deve essere nel futuro applicata rigidamente a Milano: impensabile edificare moschee da tremila metri quadrati in quartieri di periferia già provati. E, poi, con il mondo islamico i problemi ci sono anche perché è in atto un tentativo di imporci un modo di vivere che è l’antitesi del nostro».
Seconda richiesta post-corteo della Lega al sindaco è la chiusura dei phone center.
«Letizia Moratti spedisca i tremila ghisa a verificare che tutti i phone center spalmati sul territorio rispettino le norme legislative appena introdotte. E, naturalmente, faccia chiudere quelli illegali. Controllo a tappeto di qualcosa come settecento esercizi quando, a Milano, ne basterebbero non più di cento e in regola».
Terza richiesta al primo cittadino è lo sfratto dei campi nomadi. È uno stop alla linea buonista?
«Ci sono trentacinque campi nomadi di troppo a Milano. Il sindaco chiami la questura e proceda allo sgombero senza perdere altro tempo. Non si può reclamare 500 poliziotti in più al Governo se poi bisogna rincorrere cinquemila zingari. La soluzione è una sola: le baraccopoli vanno rase al suolo».
Stessa sorte anche il Leoncavallo?
«Un solo centesimo dei milanesi speso per il Leoncavallo e piazza Scala diventa il bivacco dei milanesi che non ci stanno a regalare i loro soldi agli autonomi di Prodi, quelli che vivono nell’illegalità».