CARA MARTA, ORA NON BARARE

Avremo tanti difetti, probabilmente. Ma fra i tanti, certamente, non c’è la disonestà intellettuale. Ci piace riconoscere i nostri errori (pochi) e i meriti dei nostri concorrenti (ancor meno). E, fra coloro a cui abbiamo riconosciuto recentemente dei meriti, c’è Marta Vincenzi.
Stesso Giornale, edizione di Genova e della Liguria; stessa pagina, la prima; stessa firma, la mia; stessa posizione. Era il giorno in cui l’eurodeputata diessina in corsa per diventare sindaco di Genova aveva annunciato un certo suo impegno per realizzare il Terzo Valico. E noi, fedeli al nostro credo che ho ricordato spesso - non ci interessa chi dice qualcosa, ma cosa dice - titolammo: «Supermarta, superbrava». Ovviamente, i complimenti erano limitati alla circostanza. Ma sentiti e onesti. Lo capì anche Marta - che pure ho criticato anche recentemente, in una puntata di Destra sinistra su Primocanale in cui mi sembrò troppo fumosa e arrampicata su specchi dialetticamente impervi - che mi scrisse una lettera su carta intestata del Parlamento Europeo che conservo gelosamente, con grandissimo piacere: «Caro Massimiliano, quando i complimenti vengono da parte di chi non condivide la stessa appartenenza politica sono di gran lunga più graditi. Grazie. Marta (senza super, insisto!)». Confesso che quella lettera mi ha fatto molto piacere, proprio per il riconoscimento della nostra onestà intellettuale.
Certo, mi piacerebbe che altrettanta onestà intellettuale, Marta ce l’avesse nell’affrontare i problemi. E non mi pare una grande onestà intellettuale quella di dire sacrosante parole a favore dello sviluppo della città su questioni pesanti - penso al termovalorizzatore o proprio al Terzo Valico - e poi corteggiare Rifondazione e altri mondi di estrema sinistra senza alcun ritegno. Non per altro, ma proprio perchè Rifondazione e quei mondi sono gli stessi che si oppongono con tutte le proprie forze alle opere a cui Marta a parole dice di essere favorevolissima. Al riguardo, è stata illuminante un’intervista rilasciata dalla Vincenzi a Raffaele Niri su La Repubblica-Il Lavoro. Niri incalzava, Vincenzi cinguettava, facendo gli occhi dolci. Non a Niri, per carità - Raffaele è un ottimo cronista, ma non è propriamente quell’adone in grado di far capitolare Marta - ma a tutti gli estremismi che sono decisivi nell’urna. Estremismi che sarebbero i primi ad opporsi a quei progetti e a quei programmi che la stessa Vincenzi dice di voler far suoi.
Insomma, sembra un gioco delle tre tavolette. Da cui i moderati e i riformisti, anche di centrosinistra, rischiano di farsi abbagliare per l’ennesima volta. É successo a livello nazionale con Romano Prodi, ormai ostaggio di comunisti vari. Ed è successo in parte anche in Liguria. Con Claudio Burlando - che pure, a volte, ha idee apprezzabili, in campagna elettorale è stato efficace nell’esporle e non è un pasdaran del comunismo - che però, alla prova dei fatti, è stato commissariato dai duri della sua maggioranza. Quelli che, con la loro percentuale, l’hanno fatto vincere. Parlano i fatti, non le chiacchere.
Non vorrei che Marta ridiventasse SuperMarta per la campagna elettorale: perchè ci vuole un super coraggio, ai limiti della temerarietà, per dire tutto e il contrario di tutto pur di prendere voti. E pretendere pure di essere credibili.