Cara Marta Vincenzi, Nando non ci mancherà affatto

(...) Carlo Freccero - il lavoro di Nando non pare destinato a passare alla storia.
Anzi, se mi posso permettere, al di là della grande cortesia personale del consulente con i baffi - quasi una versione vincenziana dell’omino Bialetti - dietro la mitezza di Dalla Chiesa junior, c’è davvero poco. E quel poco non è particolarmente buono. Anzi.
Non mi pare che per pensare ai presepi sotto Natale occorra essere superconsulenti. Anzi, mi sembra che, in passato, semplici dipendenti comunali avessero fatto lo stesso, ma con più passione.
E non mi pare che, per contraddistinguere la propria opera, occorresse inventarsi la città dei diritti. Dove i destinatari dei diritti erano rom, no global, beppinienglari, vari ed eventuali, dimenticando forse i veri protagonisti dei diritti negati: tanti genovesi umili e modesti che chiedevano solo una vivibilità migliore. Ad esempio, un verde pubblico degno di questo nome. Visto che «cultura» e «promozione della città» sono anche sinonimi di vicinanza alle fasce deboli, primi fra tutti bimbi e anziani. Anche se non rom, non no global, non beppinienglari, vari ed eventuali.
E non mi pare che l’ultima performance dell’ex rappresentante della Rete, dei Verdi, della Margherita, ex sottosegretario ulivista e attuale esponente del Pd, meriti grandi rimpianti. Anzi, il suo discorso al «no-B day genovese» a fianco di don Farinella, altro personaggio molto apprezzato a Tursi e da Dalla Chiesa, e la sua denuncia dell’«orgia di indecenza» berlusconiana, non sembrava decisamente il compito principale che spetterebbe all’uomo incaricato (e pagato per) la promozione della città.
Insomma, cara Marta, per una volta, con le dimissioni di Nando, ti era andata benissimo. Come ti è venuta in mente quella lettera in cui dici «troveremo una soluzione»?
La soluzione migliore sono le dimissioni di Dalla Chiesa. Il suo lascito più significativo.