Cara Merini, dimenticati di tutti quelli che ti ricordano

Ti sia lieve la guerra, editoriale, che ti sta ricoprendo, cara Alda. Anzi, cara Merini, visto che noi, a differenza di tutti, non ti eravamo intimi, in vita. Sei morta un anno fa: sbocciata alla vita il primo giorno di primavera, un 21 marzo, era il 1931, a Milano, e tolta alla vita proprio il giorno dei morti, il 1º novembre, lo scorso anno, sempre a Milano, città che peraltro odiavi.
Da viva ti avevano dimenticata, e venivano a trovarti per fare passerella, o comunque a chiedere - un verso, un inedito, un’intervista - piuttosto che a dare - una Bacchelli, un aiuto, un ricco cachet per una serata... E ora da morta ti ricordano tutti, con un’ossessione commercialmente sospetta. Convegni, spettacoli, reading, libri, dvd, plaquette, biografie, antologie, mostre. Una guerra, appunto. L’avresti mai pensato, Merini? In un Paese in cui nessuno legge poesia, la tua poesia è diventata un business.
Tutti ti vogliono, tutti ti pubblicano, tutti ti piangono.
«Sì, qualcosa scrivo... qualcosa, per forza... Me la chiedono... Sai in quanti. Alda mi fai una poesia, mi fai un cantico... Mi fai.. Mi fai... Adulazione tanta... Compagnia poca», avevi confessato, sconsolata, in una delle ultime interviste, a noi del Giornale, a metà agosto del 2009. «Io non scrivo, io detto, ho un giro di prostituti a mano che scrivono per me...». I comitati per il Nobel, le sottoscrizioni, gli appelli per salvare la poetessa pazza non li sopportavi, ti davano noia, ti facevano dire: «Me li mandino i premi, con un milione di euro non si compra amore, attenzione.. ti dimenticano anche quando ti ricordano».
Ti ricordi, Merini?
Sulla scrivania, solo nell’ultima settimana, mi sono arrivati: l’(auto)biografia Una specie di follia stampata da Aliberti; un libro+dvd con le registrazioni inedite, Eternamente vivo, pubblicato da Frassinelli; una raccolta di poesie e foto (ovviamente inedite) raccolte da Nuovi equilibri; una silloge di aforismi uscita da Rizzoli; un album fotografico; due inviti a due mostre milanesi; uno a un convegno; un pro-memoria per una serata-evento a dicembre; persino un enorme cofanetto Mondadori, una sorta di «Meridiano» dei poveri, con tutte le tue prose e le poesie, dal 1953 al 2009. Ti sarebbe piaciuto. Io non l’ho neppure aperto.
Ti sia lieve la terra e il ricordo, dal peso insopportabile, di tutti coloro che ti chiamano Alda. E comunque, buon compleanno, Merini.