Cara Repubblica se sei a corto di idee ecco la mia fantasia

Io, scrittore, vi provoco: dal buco della serratura non vedete più nulla? Inventerò per voi dettagli e intercettazioni piccanti

Caro direttore,
devo confessarti: la tentazione l’ho avuta. Come sai non voto Berlusconi né dall’altra parte, sono ateo, anticlericale, eccessivamente liberale, scandalosamente biologico, ho un’idea tragica della vita e della nascita, però mi piace divertirmi, e alla fine ci ho fatto un pensierino. Totò sbottava «poi dicono che uno si butta a destra», io, né di destra né di sinistra, negli ultimi tempi ho desiderato di buttarmi su Repubblica, dalla parte del berlusconismo spinto. Perché è evidente, i veri berlusconiani sono gli antiberlusconiani sessuali, siano essi benedetti o De Benedetti, perché, come hanno narrato gli scrittori da sempre, da Goethe a Hawthorne, dalla Brontë a Proust, odio e amore spesso coincidono, e anche per Nietzsche «l’amore è quello stato in cui l’uomo vede le cose come non sono», figuriamoci l’odio. Insomma, amando troppo o odiando troppo, ci si rimbambisce, e però ci si alleggerisce. Così, non posso nascondertelo, per dispetto ho pensato di diventare anch’io feticista berlusconiano e offrirmi a Repubblica, poi ho pensato che mi avrebbero chiuso la porta in faccia perché sono troppo di sinistra. Eppure lì sarei stato felice, direttore. Solo lì si possono pubblicare per tre mesi le stesse dieci domande e intitolarle ogni giorno «le nuove dieci domande», neppure fossero la più bella poesia di Auden o di Emily Dickinson. Quindi avrei mandato un articolo al giorno, sempre lo stesso, intitolandolo «il mio nuovo articolo», senza cambiare una virgola, una pacchia. Mi sarei trovato bene anche con la linea editoriale, così poco politica, così pornografica e scosciata e sbavante e frustrata, e a me la pornografia piace, tu lo sai. Lì ogni giorno nudi a volontà e «si sa qualcosa di nuovo?», Noemi e Patrizia, Patrizia e Noemi, meno male che c’è Repubblica, altrimenti chi se le ricordava più, queste due. Loro invece ci puntano molto, sono un’ossessione, e io vivo di ossessioni, di immaginario. Di Boffo e altri non gli interessa, danno per scontato che chi predica bene razzola male, e poi Boffo non è Berlusconi, non li attizza. Solo che vorrei dargli una scossa, una scossetta come la chiama D’Alema, questi sono lì, appostati al buco della serratura da mesi e mesi e non riescono a vedere un tubo, e non si danno pace, vogliono vedere di più, ancora di più di quanto si veda su Dipiù, e non c’è bisogno di aver letto Freud sull’invidia del pene o Max Weber sul concetto di carisma per capire quanto desiderino essere Berlusconi, e bisogna comprenderli, il letto grande li ha mandati in tilt. Io sarei andato lì a scuotere la redazione come si faceva con i flipper, io sono uno scrittore, non un giornalista, tantomeno un narratore da denuncia o mediocrista, non un Saviano, non un Piperno, io creo, vi invento tutto io, cosa volete sapere? Le posizioni? Le erezioni anticipate? Nuove intercettazioni? Sussurri e grida? Almeno usciamo dall’impasse, caspita, non se ne può più della stessa minestrina onanistica riscaldata, di questo passo Repubblica rischia di ammosciarsi e essere meno efficace del Viagra. La prima, Noemi, scartata perfino da Fede in tempi non sospetti, inseguita ovunque, fino a Porto Rotondo, grazie a Repubblica si sta montando la testa, e Letizia padre giustamente vuole andare all’Isola dei Famosi; la seconda, che ormai prende trentamila euro a intervista perfino dai turchi, quando nemmeno papi l’aveva pagata, troppo romantico: credeva fosse amore invece non era neppure un calesse né una prostituta ma una licenza edilizia, e ci ha pensato Ezio Mauro a risolvere ogni problema economico alla Patty, e c’è scappato perfino uno show, «I love Silvio», appunto. Oh, quale tentazione, direttore. Lì, a Repubblica, non serve neppure essere troppo rigorosi nella logica, perfino per i sillogismi non c’è bisogno di aver studiato Aristotele, basta aver studiato i libri di Scalfari, comunque un signor filosofo, nel suo genere, l’autore dei «Dialoghi con io», meglio dei sofismi lagunari di Cacciari e del debolismo postmarxista di Vattimo. Per esempio, l’altro giorno, a pagina due, c’era un articolo bellissimo che diceva «Le redazioni alla Rai sono state affidate a direttori che hanno garantito di non dar conto della vita privata del premier», venti righe dopo precisando (e sperando) che la crisi economica non è affatto finita, anzi «i report sui tavoli dei ministri descrivono scenari da incubo» e quindi «per questo il controllo dell’informazione è importante», controllo che, si afferma dieci righe sopra, riguarda la vita privata del premier, cosa c’entra con gli scenari da incubo? Non fatevi troppe domande, rifatevi le stesse nuove vecchie dieci. È il bello di Repubblica, per questo ogni domanda è sempre buona anche quando non è D’Avanzo. E sono esilaranti anche i pezzi di Franceschini, non Franceschini del Pd, ma Franceschini giornalista della P.D., della D’Addario e della Lario, per esempio dove riporta la notizia del patto segreto tra Silvio e Veronica, quando i due «concordarono di vivere ciascuno la propria vita sentimentale, ma con reciproco rispetto in pubblico (...) ma dopo che la primavera scorsa il premier ha partecipato alla festa di compleanno della diciottenne Noemi Letizia, sua moglie ha ritenuto che avesse oltrepassato i limiti dell’accordo». Se uno non è ossessionato non capisce, cosa c’entra una festa di compleanno con i limiti dell’accordo? «Festa di compleanno» è una parola in codice? È un nuovo reato? C’entrano le candeline? No, la risposta è ancora nelle dieci domande, e ogni domanda non risposta è una risposta, le allusioni sono le nuove certezze del vuoto ideologico. Non capisco perché Silvio li quereli, questo no, piuttosto io avrei fatto come Andy Warhol, lui alle interviste stupide rispondeva alternativamente «yes» e «no», di volta in volta a caso, una presa per i fondelli molto pop. Io, comunque sia, nel mio piccolo, tempo fa su Libero posi dieci domande alla signora Patrizia D’Addario, tra le quali chiesi quanto fosse stata pagata da Repubblica per ogni intervista in esclusiva e se fosse stata su un letto presumibilmente non grande con Mauro o con D’Avanzo, e la signora non ha mai risposto, quindi se ne deduce che...? Devo dire cosa? Direttore, che faccio, mi offro? Dammi un consiglio. Prima devo diventare un feticista berlusconiano assetato come loro, d’accordo, ma ho una fantasia galoppante, e poiché a Repubblica ne hanno così poca, vorrei dargli la mia e farmela pagare bene, sbaglio?