Cara Sampdoria, «I have a dream»

Ho fatto un sogno. Ero allo stadio, in una sera di dicembre. Per trequarti sugli spalti dominava il blucerchiato, per un quarto un colore cupo, rosso e blu, di gente che indossava una casacca simile a quella dei fantini del palio di Siena. Ho fatto un sogno. In questo stadio c’era una partita: da una parte una squadra di fenomeni, al cui timone c’era il miglior allenatore che il calcio avesse visto emergere negli ultimi trent’anni e con un campione argentino che non sbaglia neanche un colpo sotto porta. Dall’altra undici giocatori semi disperati che non facevano altro che raccogliere sconfitte e delusioni: tra loro c’era un fuoriclasse ma tanti pensavano si dedicasse più a pubblicizzare un libro e a contare donne, piuttosto che a giocare a pallone. Ho fatto un sogno. Per novanta minuti ho visto i campioni attaccare con insistenza, mentre i disperati difendevano affannosamente. Ma reggevano. Ho fatto un sogno. All’improvviso proprio quando l’arbitro, talmente imparziale che tifava per la squadra dei fantini, stava per fischiare la fine, una palla strana rimbalzava verso l’area dei campioni e un colpo di genio del fuoriclasse- scrittore la spinse in rete. proprio sotto la gradinata rossoblù. Ho fatto un sogno. Non lasciatelo nel mio cassetto.