Il carabiniere, il poliziotto e l’inchiesta vecchio stile

BariDue facce della stessa medaglia. Di qua un pezzo da novanta del Ros arrivato da Roma, di là un segugio locale della Digos. Un’accoppiata ideale, senza precedenti, fra due strutture investigative per un’indagine condotta in tandem da polizia e carabinieri. L’ufficiale dell’Arma è Vincenzo Molinese, uomo di punta della squadra Crimini Violenti del Reparto operativo speciale della Benemerita, sceso in Puglia con un seguito di esperti d’investigazione e tecnici «scientifici». Quello della Digos è un agente abituato a controllare, magari allo stadio Di Bari come a Brindisi o Lecce, decine e decine di immagini catturate dalle telecamere di sicurezza, per poi mettere in ordine quelle riprese: una sequenza dopo l’altra, quelle utili separate da quelle insignificanti, fino a quando affiorano tutti gli elementi necessari alle indagini. Lavorando in parallelo, con indagini vecchio stile modello Ros, e con la capacità dell’agente della Digos di Brindisi specializzato a scrutare i video delle curve da stadio, si è riusciti a individuare il tassello decisivo in un mosaico investigativo che in quel momento era ancora da decifrare. E così, nel corso di un lungo e paziente lavoro, mentre Molinese metteva in ordine i pezzi del puzzle, l’agente individuava la targa di una Hyundai Sonica, una delle auto di Giovanni Vantaggiato, 68 anni, di Copertino: la vettura era nei pressi di un incrocio poco distante dalla scuola Morvillo Falcone, dove qualche ora dopo c'è stata l'esplosione.
Fin dall’inizio le indagini della polizia si erano concentrate sulle immagini. Non solo quelle del video registrato dalle telecamere del chioschetto dei panini proprio vicino all’istituto, ma anche quelle di tutto il sistema di videosorveglianza dislocato in diversi quartieri. Ventotto in tutto. A Brindisi dal dicembre dell'anno scorso sono attive 51 telecamere, in grado di garantire anche un’alta definizione; sono state sistemate nei luoghi più rilevanti della città: tribunale, questura, teatro Verdi e altre zone di particolare importanza. Il sistema è stato realizzato grazie ai fondi sicurezza del ministero dell’Interno. A queste telecamere si aggiungono poi altre 30 fatte installare dal consorzio Asi nella zona industriale nel 2009: si tratta di cosiddetti «dome», vale a dire cupole fisse con un apparecchio che ruota fino a 360 gradi. In questura è stato allestito uno speciale team per l'esame di tutte le immagini. Comprese quelle sistemate alla estrema periferia, sulle strade che conducono fuori città. Proprio durante questa fase è venuta fuori la svolta, con l’individuazione della targa e la caccia all’uomo coordinata dal colonnello Molinese insieme ai colleghi dello Sco. Gli investigatori hanno individuato anche l'altra macchina di Vantaggiato, quindi hanno deciso di rompere gli indugi e procedere dopo che le microspie catturavano le prime confessioni in famiglia. Quando hanno controllato Vantaggiato hanno visto che l’uomo ha estratto il documento con la mano sinistra tenendo invece la destra in tasca. Un atteggiamento identico a quello dell'uomo che nel video innesca l'esplosione premendo il telecomando. Da lì in poi è stato tutto in discesa.