Carabiniere spara, ucciso rapinatore di 16 anni

Finisce in tragedia il colpo tentato da sei giovanissimi in un pub di
Napoli: il baby bandito è rimasto indietro mentre i complici fuggivano
in scooter con pochi spiccioli

Napoli - Marco De Rosa aveva 16 anni, era incensurato, e aveva studiato fino alla terza media. Gli amici lo descrivono come un bel ragazzo, biondo, occhi azzurri, che amava corteggiare le ragazze e la bella vita. Ma, la vita di Marco ha preso una strada sbagliata. Domenica notte, dopo avere trascorso una giornata da ragazzo «normale», ha impugnato una pistola (giocattolo) e con cinque amici è andato a rapinare pochi spiccioli in un pub di Napoli. Ma, questo ragazzo dell'Arenaccia - uno dei tanti quartieri dove domina la camorra - ha trovato lungo la sua strada, un carabiniere, che lo ha ucciso con un colpo di pistola al volto. La sua carriera di criminale alle prime armi, è finita faccia a terra, sul selciato di Posillipo, uno dei quartieri nobili di Napoli.
È l'una dell’altra notte, quando, tre motorini, con sei ragazzi a bordo, si fermano davanti al pub «Genline». Marco e un complice, con i caschi integrali e le pistole in pugno, fanno irruzione nel locale. «Dateci la cassa», urla uno dei banditi che punta l'arma contro la tempia del titolare, 70 anni, sotto gli occhi impietriti del genero, 30 anni. Non vogliono perdere tempo i malviventi, hanno fretta di fuggire: estraggono il cassetto con il denaro dalla cassa e se ne vanno ma, nei pochi metri che li separano dai complici, che attendono fuori dal Genline, perdono parte dei soldi. In loro pugno, restano solo pochi spiccioli.
Il terrore sembra finalmente svanire nel locale, suocero e genero, possono tirare un sospiro di sollievo ma, lungo via Posillipo, ecco che accade l'imprevisto. Tre sottotenenti, che avevano trascorso la domenica sera assieme, passano proprio nel momento della rapina davanti al locale, lo superano ma, si rendono conto che li dentro, qualcosa sta accadendo. Bloccano la vettura, in retromarcia raggiungono il «Genline», proprio mentre il gruppetto dei sei malviventi si stava ricomponendo. I tre militari, che prestano servizio al X Battaglione Campania, escono dall'auto e cercano di fermarli: uno dei due banditi, che materialmente aveva rapinato il locale, riesce a saltare in sella al motorino, l'altro, Marco, no. Lui si da alla fuga a piedi mentre vede i cinque complici, sui 3 ciclomotori, allontanarsi velocemente.
Il silenzio di via Posillipo è rotto dalle urla dei carabinieri, che ordinano al ragazzo di arrendersi. Ma, lui, non vuole darsi per vinto, corre più che può. I militari però gli stanno alle costole.
Marco ha un'ultima carta da giocarsi, quella che non avrebbe mai dovuto usare: secondo i carabinieri, il ragazzo, si volta di scatto verso i tre ufficiali e gli punta la pistola giocattolo (priva del tappo rosso e quindi simile a una vera) contro il viso. Uno dei tre sottotenenti, che impugnava la calibro 9 di ordinanza, apre il fuoco: secondo i carabinieri del Comando provinciale di Napoli, l'unico proiettile esploso dal militare, sfonda il casco e si conficca nel volto del giovanissimo bandito. I tre ufficiali avvertono il 112 e chiedono l'invio di un'ambulanza ma, i soccorsi sono inutili: quando il sedicenne arriva all'ospedale «Fatebenefratelli» e' già morto.
Marco viveva in una famiglia definita normale, mai un problema con la giustizia. A tirare avanti la «carretta», come si dice a Napoli, ci pensano i tre fratelli maggiori di Marco, perchè il padre Virgilio, fa quello che può: da tempo in dialisi per una insufficienza renale, sopravvive con la sola pensione.