Carabinieri, blitz armi in pugno E dalla finestra volano siringhe

Austriaci furenti, raccontano l’incursione voluta da Guariniello

Paolo Marchi

nostro inviato a Torino

C’è la caccia all’oro, alla quale possono partecipare tutti, e poi c’è la caccia all’Austria, prova riservata al Cio, alla Wada (il braccio anti-doping), ai carabinieri e ai pm Raffaele Guariniello della procura di Torino e Ciro Santoriello di quella di Pinerolo. Il blitz di sabato notte nei ritiri delle squadre austriache di fondo (a Pragelato) e di biathlon (a Cesana) ha agitato il sonno di tanti, togliendolo del tutto ai quattro staffettisti. Caccia in particolare a Walter Mayer, l’ex ct a cui si deve il cosiddetto miracolo nordico dell’Austria, culminato nel ’99 nella conquista dell’oro mondiale in staffetta. E Mayer è stato fermato ieri in Austria nella zona di Pateison (dopo aver passato la notte in auto) dove ha forzato un blocco stradale della polizia e ferito un agente.
IL BLITZ. Due in uno: si sono in pratica sovrapposti quello del Cio attraverso la Wada e quello dei carabinieri su indicazione delle due procure piemontesi in seguito a richiesta della stessa Wada. Dieci gli atleti sottoposti al test delle urine alla ricerca di eritropoietina (stamattina i risultati), ma sono solo gli ultimi. A livello di sci alpino sono stati controllati a sorpresa Gruber e Raich in Alto Adige, Maier al Sestriere. Ha detto l’addetto stampa del fondo austriaco: «Sei agenti sono entrati armi in pugno nella stanza della staffetta, i ragazzi erano ancora alzati e sono stati messi in piedi a gambe larghe e braccia dietro alla testa. Tutto perquisito. Poi sono stati portati al Sestriere per l’antidoping. Si sono poi presentati al via senza avere mai dormito». «L’antidoping è cominciato alle 22.30 e concluso alle 0.30» precisa il Toroc.
PROTESTA. Dell’Austria verso il Cio, ma non per i test in sé, bensì per i modi usati: «Tutto è iniziato tardi e con metodi inaccettabili: è stata una vera aggressione». La Federsci mondiale ha replicato: «Sistemi impopolari: se servono a combattere il doping, ben vengano. Poi tutto è cominciato alle 8 di sera, non all’una». Insomma zitti e mosca (ieri due del biathlon hanno lasciato il villaggio e sono tornati a casa: si tratta di Perner e Rottmann). Un’altra discussione investe invece i tempi delle due azioni, se erano concordate o no tra Wada e procure. Per Pescante, supervisore olimpico del governo, sì, per il Cio no. Si sarebbero sovrapposte per un caso. Cambia poco.
L’UOMO NERO. Tutto è nato da una prenotazione in un residence vicino al ritiro austriaco fatta a nome Walter Mayer (visto venerdì al Sestriere) e per una cartolina ufficiale della squadra di biathlon con lui schierato tra i tecnici. Era lui l’obiettivo dell’irruzione ed è il suo il nome inserito nel registro degli indagati per violazione della legge anti-doping 376 del 2000 che persegue l’atleta che si dopa ma anche chi «favorisce l’utilizzo di farmaci o sostanze biologicamente attive». Lui chissà dov’è, mentre non è sfuggita a un carabiniere una sacca lanciata da una finestra da un atleta. Il contenuto? Aghi e medicinali che saranno analizzati dai consulenti delle due procure assieme a tutto quanto trovato nelle stanze: siringhe per endovena sia nuove, sia usate da poco, fiale per acqua distillata, farmaci e prodotti anti-asma di un atleta che di asma non soffrirebbe.
CHI È MAYER? Per il segretario Jungwirth «herr Mayer è un signor nessuno» e per il presidente Schroecksnadel «un turista senza incarichi ufficiali con noi». Ai Giochi 2002 di Salt Lake City (oro nella staffetta di biathlon...) venne beccato con sacche piene di sangue. Squalificato dal Cio fino a Vancouver 2010 per avere incoraggiato l’autoemotrasfusione, nel 2003 venne sospeso a vita dalla Federsci internazionale. Toccato il fondo, si è poi risollevato perché nel febbraio 2005 la squalifica gli venne ridotta a 10 anni, con successivo suo ricorso al tribunale del lavoro di Innsbruck («Mi vietano di lavorare») che gli ha dato ragione. La Fis ha fatto reclamo, tuttora pendente, mentre la Federsci nazionale lo ha subito reintegrato con un contratto provvisorio che ha una singolare validità: 350 giorni, tutti quelli che compongono una stagione agonistica eccetto i 15 delle Olimpiadi.