Carabinieri eroi Muoiono i familiari, loro continuano il servizio

È un dispaccio agghiacciante quello che galleggia nel mare di calcinacci della disastrata centrale operativa del 112 carabinieri dell’Aquila. «Per conoscenza al comando provinciale» un anonimo estensore fa presente che tre carabinieri originari dell’Aquila, pur perdendo moglie, genitori o parenti stretti, hanno ugualmente partecipato alle attività di soccorso e di primo intervento alle vittime del terremoto. In particolar modo Marco L. che, a leggere il messaggio ad uso interno scritto in burocratese militare, «nella città de l’Aquila» perdeva il fratello, la mamma e la nonna materna. «I corpi senza vita dei congiunti venivano recuperati da personale di soccorso – continua lo scritto – nelle prime ore del giorno 6 aprile». Stesse indicazioni asettiche per il brigadiere Lorenzo M., «residente in via (...) che nell’immediatezza della scossa tellurica apprendeva che la zia (...) veniva rinvenuta cadavere ed estratta dalle macerie». E che dire dell’appuntato Alessandro M., anche lui rintracciabile nel capoluogo abruzzese, anche lui impegnato nelle operazioni di soccorso delle persone incastrate nei palazzi crollati che «dopo aver pianto la scomparsa della venticinquenne cugina (...)» seppur a fatica s’è rimesso in marcia e ha continuato a lavorare. Tre esempi, in tutti i sensi. Un modello d’eroismo simile a quello dei centralinisti del 112 rimasti al telefono durante e dopo il terremoto, mentre la sala operativa tremava fra le crepe.
GMC