"Carabinieri a Gaza in missione di pace e un piano Marshall per la Palestina"

Berlusconi al summit di Sharm el Sheikh: "Nostri militari a pattugliare
valichi e coste. Già partiti gli aiuti umanitari. Sono pronto a
organizzare una conferenza in Italia"

Gerusalemme - «L’Italia è pronta a un grande sforzo». Su tutti e due i tavoli dove ieri si è provato a dare concretezza a una tregua che pare ancora fragile, Silvio Berlusconi insiste sulla volontà del governo italiano di «fare la sua parte». Lo fa nel primo pomeriggio a Sharm el Sheikh, quando sulle sponde del Mar Rosso i grandi dell’Europa, l’Onu, l’Anp e la Lega Araba rispondono all’invito del presidente egiziano Mubarak, che molto si è speso nelle ultime settimane per una soluzione della crisi di Gaza. E lo ripete a sera, a Gerusalemme, durante la cena con il presidente Ehud Olmert assieme a Sarkozy, Merkel e Brown. Un incontro, quest’ultimo, che vuole essere soprattutto una testimonianza di solidarietà a Israele che ha preferito non sedere al tavolo di Sharm el Sheikh. Perché, spiegherà alle undici di sera prima di salire in aereo, «l’azione israeliana era necessaria a smantellare i depositi di armi».

«Un grande sforzo», quello annunciato dal premier, che potrebbe concretizzarsi da subito con l’invio di Carabinieri pronti a «unirsi a formazioni per il controllo dei valichi» e con la disponibilità dell’Italia a prender parte a operazioni di pattugliamento dei mari, così da bloccare il traffico di armi verso la striscia di Gaza. È questa, infatti, una delle priorità dell’Unione europea e anche di Israele, nonostante siano giorni che Mubarak ripete di non volere truppe straniere sul proprio territorio. L’idea, dice il Cavaliere, è che queste forze possano stare «all’interno della Striscia». Sul punto il Cavaliere batte durante la conferenza stampa congiunta che segue il vertice egiziano - piuttosto caotica e organizzata in fretta e furia perché Sarkozy tenta fino all’ultimo minuto di farne una da solo con Mubarak - promettendo «un grande sforzo tangibile» da parte dell’Italia che «il governo puntellerà attraverso un ingente pacchetto di aiuti alla popolazione di Gaza». Già oggi se ne avrà un primo segnale, aggiunge Berlusconi, «con l’arrivo di un convoglio umanitario che il ministro degli Esteri Frattini simbolicamente accompagnerà fino ai valichi». Mentre il titolare della Difesa La Russa fa sapere che «l’Italia è già pronta a inviare un contingente di carabinieri e due navi della Marina». Il premier, poi, annuncia anche un’iniziativa dedicata ai bambini palestinesi: «Alcuni saranno curati nel nostro Paese». Insomma, «da tempo l’Italia sostiene la necessità di un grande Piano Marshall per la Palestina di cui vuole essere capofila».

Ma tanto Berlusconi assicura che «l’Italia farà il suo dovere» nei confronti della Palestina, altrettanto è fermo nel ricordare le ragioni di Israele. «Bisogna capirli - spiega - perché ho parlato con tanti di loro e ogni sera finora sono andati a letto e, guardando il soffitto, si sono domandati se l’indomani sarebbero stati ancora vivi». Una obiezione, spiega Berlusconi, che a cena Olmert ha fatto a tutti i presenti, Sarkozy compreso. E, aggiunge, chi ha sofferto di più fino a questo momento «è stata la popolazione residente a Gaza che Hamas addirittura ha usato come scudi umani». Insomma, nonostante auspichi che «Anp e Hamas tornino a parlarsi al più presto», Berlusconi non ha timori ha ribadire quella che è da tempo una sua convinzione. Tanto che anche durante la cena con Olmert ricorda come fu proprio lui, durante la scorsa presidenza Ue, a spingere perché Hamas fosse inserita tra le organizzazioni terroristiche. Tanto da aggiungere che «Hamas non potrà mai essere un interlocutore». Eppoi, aggiunge, il fatto che l’Iran sostenga Hamas è un fattore di rischio in più vista la corsa al nucleare di Teheran.

Se il premier continua a considerare «legittimo il diritto di Israele a difendersi», è però anche convinto che dopo la tregua raggiunta in queste ore a Gaza sia necessario «un progressivo ritiro delle forze israeliane» dalla Striscia. «Tutti gli interventi - spiega Berlusconi al termine del vertice di pace in Egitto - sono stati in direzione di auspicare che cessi il fuoco e che ci sia un progressivo ritiro di Israele e nel contempo che si aprano i valichi per consentire l’arrivo degli aiuti umanitari agli abitanti di Gaza». Un’incontro, quello di Sharm el Sheikh, su cui pesa però l’assenza degli Stati Uniti, sospesi nel tempo in attesa del passaggio di consegne tra Bush e Obama. Un’assenza che Berlusconi sottolinea: «Con l’avvento di Obama, la comunità internazionale deve fare l’ultimo decisivo grandissimo sforzo per arrivare a una soluzione». E in questo senso il premier resta convinto che la sede ideale per «un’auspicabile Conferenza di pace» sia Erice, in Sicilia. «Il governo italiano - dice - la mette a disposizione ed è pronto a farsi carico di tutte le spese».