Carabinieri a prelevarla ma la figlia spettava a lei

Per andare a prendere la bambina, i magistrati spedirono «i gendarmi con i pennacchi e con le armi», come cantava Fabrizio De André. Un «blitz» concluso tra le lacrime di madre e figlia. E dopo un anno e mezzo, i giudici ci hanno ripensato: «Abbiamo sbagliato, torni alla madre».
La vicenda infatti nasce nelle Marche nel 2001 quando la diciottenne Cristina incontra Matteo, due anni dopo rimane incinta e si sposa. Un altro paio d’anni poi la relazione va in pezzi. «Una mattina mi sono svegliata con le mie valige già pronte: mi stava sbattendo fuori insieme alla bimba» racconta ora. Segue un periodo difficile, il ritorno dai genitori, poi incontra Daniele, si trasferisce a Corsico rimane nuovamente incinta.
Nel frattempo l’ex marito riscopre il suo istinto paterno, pretende l’affidamento della figlia e lo ottiene. Alla madre spetta il fine settimana e due mesi in estate. Fino a quando Adele (che oggi ha 8 anni), stanca di fare il pacco postale, punta i piedi, pretende di stare con la madre, e inizia ad accusare malesseri, documentati da visite e ricoveri. In particolare a settembre 2010 la piccola non ne vuole sapere di tornare nelle Marche, Cristina prega il padre di avere un po’ di pazienza e di lasciargliela qualche giorno in più. Lui come tutta risposta l’11 le manda i carabinieri in casa. La bimba ha una reazione isterica e i militari decidono di rinviare. Il 20 Cristina viene convocata dai servizi sociali di Corsico, dove scattata la trappola. Oltre agli psicologi infatti mamma e figlia trovano ancora i carabinieri. Matteo si riprende la bambina che chiede piangendo: «Papà, tutti i bambini rimangono con la mamma. Papà perché mi fai questo?».
«Subito dopo mi viene anche tolta la patria potestà e rimango due mesi senza vedere Adele» racconta Cristina che solo dal 20 novembre ricomincia gli incontri. Per il resto la bambina deve vivere nelle Marche con la sua nuova compagna del padre, i suoi figli e i suoi fratelli. «E ogni volta il solito strazio, la piccola che non vuole partire, i suoi pianti continui mentre si trova con il padre» aggiunge Cristina.
L’ultimo incontro a Natale, dieci giorni passati insieme. «Il 2 gennaio l’ho riportata dal padre poi mi sono messa in attesa. Di rivederla ma anche della decisione del Tribunale dei Minori chiamato a decidere sull’affidamento della figlia» E inaspettatamente arriva il provvedimento che ribalta le prime scelte. I magistrati «rilevato che dagli ascolti dei genitori e della minore e dalle relazioni dei servizi sociali risulta chiara e inequivocabile la volontà della minore di andare a vivere con la madre a Corsico» dispongono l’affido alla donna, lasciando al padre i fine settimana, 45 giorni in estate e 7 a Natale. Tutto è bene quel che finisce bene, ma forse se la bimba fosse stata sentita prima, le sarebbe stato risparmiato il «rapimento»,le lacrime e quella domanda senza risposta: «Papà perché mi fai questo?».