A Caracalla stasera la «Lucia di Lammermoor»

Non fu «Aida», come sarebbe ovvio immaginare, a inaugurare l’1 Agosto del 1937 la prima stagione lirica estiva alle Terme di Caracalla. Non fu neppure «Tosca», la romanissima pucciniana «Tosca» che a Caracalla ancora oggi si ascolta spesso e che, comunque, fu aggiunta in corsa come secondo titolo di quella prima stagione lunga appena una settimana. Caracalla, voluta dal Duce, allestita in pochi mesi e con una platea già immensa all’epoca - 8mila posti - venne inaugurata con «Lucia di Lammermoor» di Donizetti, protagonisti Toti Dal Monte e Beniamino Gigli. Il capolavoro donizettiano, che torna stasera a Caracalla, è rimasto invece, negli anni, una presenza del tutto irrilevante negli spazi delle terme romane. E non per l’ambientazione dell’opera, perché le monumentali rovine si prestano a meraviglia a far immaginare i castelli della Scozia di Walter Scott, da cui sono tratti storia e libretto; e neppure per le scene d’insieme che a Caracalla fanno sempre un figurone, quanto piuttosto per lo stile musicale dell’opera, essenzialmente lirico, che mal si adatta ai grandi spazi delle terme e che, di conseguenza, qualche inconveniente ha spesso procurato agli interpreti. Come nel caso dell’ultima apparizione della «Lucia», prima di questa, nel 1986, quando costrinse la protagonista, la divina Editha Gruberova, a giurare a se stessa che non avrebbe mai più cantato all’aperto (le prove le avevano procurato dei fastidi e dovette ritardarsi il momento del debutto). Ora l’Opera di Roma ci riprova, ancora con una protagonista di rango (come del resto è sempre stato negli anni d’oro, a Caracalla), il soprano francese Annick Massis, collaudatissima in questo ruolo belcantistico, affiancata da Roberto Frontali, baritono, nel ruolo di Enrico, fratello di Lucia, mentre per la parte tenorile di Edgardo si annuncia la presenza di Stefano Secco. Sul podio ci sarà invece Antonello Allemandi, la cui carriera si è svolta in buona parte all’estero e che ora si affaccia all’Opera di Roma. Nuovo pure l’allestimento con la regia di Pier Francesco Maestrini, scene e costumi di Carlo Savi. «Lucia di Lammermoor», per fare un po’ di storia, rappresentò la prima grande occasione napoletana per Donizetti, nel 1835: debuttare al Reale Teatro di San Carlo, dopo un travagliato periodo parigino, durante il quale aveva dovuto vedersela con Vincenzo Bellini, applauditissimo dai francesi.