Caramba, il mago del costume alla Scala

Con il terzo volume &quot;Caramba. Mago del costume&quot; edito dagli Amici della Scala di cui è presidente Anna Maria Crespi Morbio, prosegue la collana dedicata ai grandi personaggi scaligeri a cura di Vittoria Crespi (pag.208-290 immagini quasi tutte inedite)<br />

Con il terzo volume «Caramba. Mago del costume» edito dagli Amici della Scala di cui è presidente Anna Maria Crespi Morbio, prosegue la collana dedicata ai grandi personaggi scaligeri a cura di Vittoria Crespi (pag.208-290 immagini quasi tutte inedite). Con l’uscita del volume anche gigantografie e manifesti riguardanti i costumi realizzati per le varie opere da Caramba, stampati e donati da Moroni incisioni. Grazie ai carteggi inediti ritrovati in collezioni private, nel volume si evidenziano i rapporti di Caramba con Mariano Fortuny, Toscanini, D’Annunzio e i compositori del suo tempo da Puccini a Wolf-Ferrari, da Mascagni a Leoncavallo, da Pizzetti a Respighi.

Nella ricerca di Vittoria Crespi non mancano approfondimenti relativi ad attori messi in relazione con l’autore come Eleonora Duse, Maria Melato, Emma Gramatica, Guido Marchetti, Ruggero Ruggeri, il coreografo Massine, e scrittori come Marco Praga, Sem Benelli e artisti del calibro di Bistolfi e Wilt. Anche tutti i servizi fotografici realizzati nel libro sono inediti: i costumi provengono dai laboratori di scenografia di Roma, dal Castello di Racconigi (Torino) e dalla Scala di Milano.Ambientazioni suggestive rendono i figurini ancora più straordinari e creativi. Mentre si possono ammirare i costumi di Caramba per il «Don Pasquale»; (indossati da Papi, Pareto e Ruffo); «Salomè» e «Elisir d’amore», ma anche la storica edizione del «Tristano» del 1923 diretta da Toscanini. Si riportano dettagliate indicazioni sceniche, studi sul movimento della luce. Non mancano ricerche approfondite per «Turandot» la celeberra assoluta prima diretta da Toscanini nel 1926. E come disse Andy Warhol: «Ogni abito di Caramba è un’opera d’arte, certi costumi andrebbero espositi alle pareti come dipinti». Caramba, artista e imprenditore scomparso dalla storia per entrare nel mito, con la sua «Casa d’Arte» impose alla sartoria teatrale l’obbligo di rinnovarsi, gli atelier diventarono spettacolo così come i costumi e i loro protagonisti che li indossavano. Nato a Pinerole nel milanese nel 1865 e scomparso nel capoluogo lombardo nel 1936, Caramba, scenografo e costumista, iniziò la sua carriera teatrale da autodidatta a Torino come caricaturista. In un primo tempo disegnò allestimenti per varie compagnie d’operetta e poi iniziò a lavorare per la Scala, la Fenice, il Regio di Torino, l’Opera di Roma, il Metropolitan di New York. La conoscenza di D’Annunzio lo porta a disegnare costumi storici e contemporanei; un sodalizio che è durato per diversi anni. Direttore dell’allestimento scenico della Scala dal 1923, si ispirò spesso alla storia, dall’Egitto all’estremo Oriente per riscoprire il settecento e l’Europa. Era in grado di curare il particolare di un bottone e di un’asola e contemporaneamente rendere regali le vesti di scena come solo il suo stampo nobile seppe insegnargli.