Caravaggio è milanese, c’è la prova

Da oggi c’è un motivo in più per mettersi in coda davanti a Palazzo Marino. Non c’è solo la «Conversione di Saulo» da ammirare, ossia l’opera del Caravaggio prestata dalla principessa Odescalchi ai milanesi fino al 14 dicembre. C’è anche la prova che Caravaggio è nato a Milano.
È infatti esposto accanto al quadro il certificato di battesimo datato 30 settembre 1571, trovato per caso nell’archivio storico diocesano da Vittorio Pìrami, ex manager della Fininvest appassionato di archivistica. La scoperta risale al febbraio scorso. «Come Cristoforo Colombo cercava le Indie e invece scoprì l’America, io ero concentrato su documenti di tutt’altro genere, pittura fiamminga, quando l’attenzione cadde su quel “Merixio”, ossia Merisi» ha raccontato Vittorio Pìrami. Michelangelo Merisi non è più da Caravaggio ma da Milano. E quel che gli storici hanno cercato invano per secoli è balzato immediatamente agli occhi del Pìrami proprio come il fulmine del dipinto.
I visitatori potranno leggere (con un po’ di fatica) «oggi 30 fu battezzato Michel Angelo, figlio del signor Fermo Merisi e della signora Lucia Aratori», il battesimo sarebbe avvenuto nella parrocchia milanese di Santo Stefano in Brolo.
L’occasione è stata sottolineata ieri dalla presenza del sindaco Letizia Moratti e del Cardinale Dionigi Tettamanzi, insieme a Palazzo Marino. «La luce, l’intensità, la capacità di rendere umano un messaggio divino sono il significato più profondo e bello che Caravaggio ci lascia con questo quadro - ha esordito Letizia Moratti - Si aggiunge un documento straordinario che ci fa scoprire che Caravaggio è stato battezzato a Milano. Per noi questo non è motivo di orgoglio ma di gioia. Caravaggio è un pittore che ha portato in tante città un’esperienza di vita che ha maturato nel suo percorso umano e professionale in questa città».
Il cardinal Tettamanzi ha riconosciuto di «essersi fermato troppo poco davanti al quadro. Ha parlato «dell’irruzione di Cristo su Saulo, ossia della grazia che cambia la vita. Penso all’irruzione della Grazia nel cuore di ogni uomo nei momenti meno pensati e meno programmati».
Tettamanzi si è soffermato sul volto di Cristo: «Si vede il volto di Cristo che entra come figlio di Dio, un volto parzialmente in ombra che può sembrare arrabbiato, dicendo “Saulo, Saulo perchè mi perseguiti”- Per me invece - ha continuato il cardinale - la passione che esprime il volto di Cristo è un’altra, è quella di una straordinaria tenerezza quando Saulo si accorge che è chiamato a vincere la sua cecità. Saulo si sente cieco ma inizia la sua vera luce. Questo incontro di sguardi è un incontro fra persone e l’inzio di una esistenza nuova mentre andava a Damasco a perseguitare i cristiani. A ciascuno resta l’interpretazione di quello che questo sguardo suscita dentro il nostro intimo».