Carboni: «Ecco la mia svolta rock»

Era il tempo dei jukebox a cd dei primi anni ’90, che avevano sostituito quelli coi 45 giri, e le sue canzoni, da Ci vuole un fisico bestiale a Mare mare spopolavano nelle spiagge di tutta Italia. Un cantautore da hit parade, ma non solo, celebre anche per suoi brani più intimi come Farfallina o Silvia lo sai. Lui è Luca Carboni da Bologna, oggi splendido quarantenne e ottimo cantautore che domani sera sarà in concerto (ore 21.30) al laghetto dell’Eur per la tappa estiva del suo «Le band si sciolgono - Tour» dove, promette, «prevarrà l’aspetto meno intimo della mia musica. Sarà una festa, ci sarà ritmo».
Nel suo sito si legge «La mia generazione è isolata e confusa. Non si è mai fatta sentire, non hai mai gridato la sua verità». Quali sono queste verità non dette?
«Quella degli anni ’80 è identificata come una generazione frivola, superficiale, fra paninari e qualunquismo. È stato invece un decennio con dei valori mai gridati, con il significativo boom del volontariato, al posto delle lotte politiche. Siamo cresciuti badando al sodo, in alcuni casi anche alla posizione sociale e alla carriera».
Il suo album «Le band si sciolgono» è uscito dopo oltre 5 anni dal suo ultimo album di inediti, come mai?
«Ho fatto il punto della situazione, ho guardato al passato, mi son preso del tempo. Ne è venuto fuori questo disco in cui mi sono messo alla prova e ho fatto praticamente tutto, dalla composizione all’arrangiamento alla registrazione. Avevo l’esigenza di scrivere canzoni senza nessuna mediazione, che assecondassero al cento per cento la mia sensibilità musicale del momento, come uno scrittore che costruisce in solitudine il suo romanzo».
Cosa racconta nel disco?
«Volevo canzoni che partissero da storie di persone, dall’individuo. Proprio come dovrebbe fare la politica che parla solo per slogan ed è lontanissima dalla gente. Il mio è un approccio diretto alle canzoni, non cerco l’intellettualismo, ma la comunicabilità, l’empatia».
Empatia che nel disco si traduce con le collaborazioni importanti di Tiziano Ferro, Gaetano Curreri degli Stadio e Pino Daniele. Come ai tempi del disco con Jovanotti del ’92...
«Quello con Lorenzo è stato un gran tour che è poi stato messo su disco. Con lui, che è ancora oggi un mio grande amico, resta il progetto di un disco a quattro mani che prima o poi verrà fuori Resta. Per quanto riguarda Pino, sono stato io a cercare la sua collaborazione perché La mia isola mi sembrava perfetta con lui. Con Tiziano è nato tutto per gioco, da un incontro e una battuta, mentre con Gaetano c’è una vecchia amicizia partita all’epoca dei primi dischi degli Stadio».
Che opinione ha, da musicista, sulla possibilità degli utenti di scaricare la musica da internet?
«Non ho un’idea definita. So che chi vuole, in questo stesso momento, può scaricare un mio disco anche gratuitamente. Penso però che da un palese danno, da un male, potrebbe nascere un’opportunità, uno stimolo per noi musicisti e per le case discografiche. Un’occasione per offrire di più, per non restare fermi ognuno sulle proprie posizioni».
Come sarà il concerto dell’Eur?
«Ci divertiremo. La cornice mi han detto che è splendida e ho voglia di tirar fuori la parte più energica di alcune mie canzoni».