Carbonio e design: ecco la bici del futuro

La «rossa» è l’oggetto del desiderio. Tredicimila euro, accessori esclusi, come cifra di partenza. Il Cavallino Ferrari sale sulla bicicletta Colnago per varare la CF8: manubrio, sella, ruote con tubolari. L’intera creazione, in fibra di carbonio, equipaggiata con un gruppo cambio elettromeccanico, batteria invisibile nascosta nel telaio, costa elenchi di zeri extraterrestri, perché può essere interpretata ad personam. Il voluttuoso sceicco la può già immaginare tutta d’oro. Nata nel XIX secolo in alternativa al cavallo - ma le discussioni sulle origini sono ancora in pista -, la bici cavalca lo stemma di Maranello per mostrare una delle star dell’Eica 2011. Salone della bicicletta, organizzato da Confindustria, alla Fiera Milano City fino a lunedì.
La più leggera è la De Rosa King RS. Ma De Rosa sfoggia anche la «Milanino», con il nome della prima città giardino d’Italia dove tutte le dame all’inizio dell’Ottocento ferieggiavano. Una «Milanino» rosa, azzura, verde ha la canna piccina, bassa, apposta per le signore in pantaloni o con gonne adeguate. Miss d’eleganza sfila la Montante, che punta su un’altra casa automobilistica e mette in vetrina la Maserati, stile anni Trenta, ispirata alla mitica vittoria di Indianapolis nel 1939. Se la vuoi, ti prendono le misure perché è realizzata a mano soltanto per te. Ci si gioca la marcia solo con un dito grazie a un cambio elettromeccanico Dura Ace: è la Shimano Ultegra, Di2 6770, dotata di questa meraviglia ingegnosa che si auspica venga applicata nel tempo a tutte le bici. Le collezioni metropolitane fuoriclasse sono targate Olmo, mentre i marchi scelti dai professionisti sono Kuota e Carrera. Bianchi, lo stabilimento più antico del pianeta, sceglie come testimanial Vittorio Brumotti, lo specialista di bike-trial/showman, a cui sarà presto dedicato un prototipo Bianchi-Brumotti. E chissa mai cosa sta favoleggiando la vaga mente del salentino Giuseppe Calò, creatore della Superbici dove non si calca il piede in modo circolare ma con un movimento verticale a step, su e giù? Una Super formato opera d’arte (50 mila euro) più una provocazione degna di una maglia rosa: «La bici di Leonardo da Vinci del Codice Atlantico non è di Leonardo. Può essere di un allievo ma non è del genio della Gioconda. Troppo imperfetta». Lo afferma senza timore il cicloeclettico di Bari, dopo anni di studi.
Tra chicche futuribili e marchingegni bizzarri «il Salone 2011 può essere considerato una primizia per le sue intenzioni - conferma Corrado Capelli, presidente di Confindustria Ancma (Associazione nazionale ciclo motociclo accessori) -. Vogliamo rilanciare una fiera che con il suo fascino riesca a battere tutte le altre in Europa, vista la supremazia dell’Italia nel campo della creazione e della produzione della bicicletta». Visitatori e addetti del settore possono contemplare ma soprattutto biciclettare in apposite piste sui modelli esposti nella sessantina di stand che arricchiscono la neoesposizione. Oltre alla CF8, Colnago-Ferrari presenta la CF9, destinata agli estimatori superchic nelle passeggiate da città, e inaugura anche una damigella d’onore per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Centocianquanta pezzi in livrea azzurra con richiami verdi, bianchi e rossi.
Con 1.771.000 esemplari venduti, il 2010 si è confermato un anno tutto in salita per la bicicletta: la vendita è caduta del -7%. Nonostante la flessione, l’Italia si conferma terra del ciclo, visto che ha aumentato le esportazioni del 5,4% grazie a 1.534.000 pezzi inviati in tutto il continente, dove rimaniamo il Paese in cui si assemblano più bici. Il fatturato dell’export 2010 è stato di 400 milioni di euro. Nel marzo di quest’anno il mercato ha intravisto una ripresa, forse perché la crisi ha rinverdito il desiderio del sellino sia per esigenze di risparmio energetico quanto di coscienza ecologica, sia per assicurarsi con uno dei mezzi più semplici benessere e cura del corpo.
L’antica magia della «canna da corsa» è narrata in Fiera da una mostra con i gioielli del Museo del ciclismo della Madonna del Ghisallo, a Magreglio (Como), quella Madonnina del Latte che fu proclamata nel 1949 da Papa Pio XII patrona dei ciclisti. Il museo è noto per la sua collezione di maglie rosa dal 1931 ad oggi e per i gloriosi cimeli dei campioni. Da loro abbiamo ereditato la libertà sempreverde di un mezzo che in questo Salone luccica dell’incanto del primo giocattolo, a cui dobbiamo la scoperta del libero senso eroico della velocità.