Carcerazione, dai magistrati troppe leggerezze

Leggo la lettera del signor Giuseppe Marano di Avellino. Egli si lamenta giustamente del fatto che un bravo giovane accusato di un reato (senza verifica dell’accusa, formulata evidentemente in modo superficiale) sia finito in galera e ci sia rimasto inutilmente qualche giorno in più. Voglio, però, fare osservare che non è colpa delle istituzioni, come afferma il citato lettore.
No, queste e altre colpe (delle inutili prolungate carcerazioni) ce l’hanno alcuni magistrati coinvolti (non la magistratura!) ed i magistrati, lo sottolineo, non sono un’istituzione: sono dei funzionari dello Stato che hanno vinto un concorso.
E che la colpa sia individuale lo dimostrano molti casi. Ne ricordo due: il caso della somala Sharifa e quello del presunto «mostro di Bolzano», ambedue rimasti in carcere oltre ogni limite tollerabile.
La prima per accanimento «terapeutico» del magistrato inquirente che seguiva un suo teorema «rivelandosi sbagliato». Il secondo perché il magistrato competente, che poteva firmare l’ordine di scarcerazione, era in ferie in Kenya e così in carcere ci stavano contemporaneamente due «mostri»: uno vero, reo confesso colto con le mani nel sacco, e l’altro innocente.
Il grado di civiltà di un popolo si misura da come funziona la giustizia, non è vero?