Carcere anche ai clienti Così il governo toglierà le "lucciole" dalle strade

Protezione per i minori schiavi. Rischierà fino a 6 anni chi affitta case alle prostitute. Protezione per i minori schiavi. Rischierà fino a 6 anni chi affitta case alle prostitute. <strong><a href="/sondaggio_1a.pic1?PID=65">Sei d'accordo? VOTA</a></strong>

Roma - Togliere le prostitute dalla strada e contrastare il fenomeno dello sfruttamento e della riduzione in schiavitù di ragazze spesso minorenni. Questo l’obbiettivo che il governo vuole raggiungere con il disegno di legge sulla prostituzione elaborato di concerto dal ministero dell’Interno e da quello delle Pari opportunità, primi firmatari proprio i ministri Roberto Maroni e Mara Carfagna.

La volontà politica c’è e gli uffici tecnici stanno lavorando al testo ma non è certo che si arrivi ad una versione definitiva entro questa sera in modo da presentare il ddl domani in consiglio dei ministri.

Tra i punti ancora controversi proprio il primo articolo che, modificando la legge Merlin, vieta la prostituzione nelle strade, nei luoghi pubblici o in quelli aperti al pubblico. Il principio stabilito è quello di punire nello stesso modo sia chi si vende sia chi usufruisce della prestazione: prostituta e cliente commettono dunque un reato ugualmente grave agli occhi del legislatore. E proprio su questo principio non ci sarebbe l’unanimità. Ancora da mettere a punto poi le sanzioni che dovrebbero essere di carattere amministrativo. Soltanto in caso di reiterazione si prevederebbe l’arresto.

Dunque una prostituta maggiorenne ed ovviamente non sottoposta a costrizione ed il suo cliente rischierebbero una multa da 200 a 3.000 euro se individuati per prima volta. Previsto invece l’arresto da 5 a 15 giorni e una sanzione da 200 a 1.000 euro in caso di reiterazione del reato. Non viene considerata punibile la prostituta costretta a vendersi con la violenza o le minacce. Per quanto riguarda le straniere in stato di costrizione o ridotte in schiavitù vale il programma di protezione previsto dalla legge sull’immigrazione.

Suscita perplessità anche la sanzione che dovrebbe ricadere su chi affitta una casa a chi si prostituisce. L’ipotesi è quella di punire severamente soltanto il locatore che impone alla squillo un canone superiore a quello di mercato. In questo caso si prevede l’arresto da due o sei anni e la multa da 250 a 10.000 euro. Chi invece assiste una prostituta senza fini di lucro o profitto non sarebbe imputabile di favoreggiamento.

Visto che di fatto si riaprirebbero ufficialmente le porte delle case private per l’esercizio della prostituzione il ddl stabilisce che le assemblee di condominio possano sia approvare regolamenti che vietino l’esercizio della prostituzione all’interno dello stabile in questione sia prevedere provvedimenti urgenti se l’esercizio della professione in questione da parte di qualche condomino recasse disturbo e turbasse la quiete degli altri condomini oltre il consentito.
Pene particolarmente severe sono previste per i clienti delle giovanissime. Per chi compie atti sessuali con minori dai 14 ai 18 anni offrendo denaro o altri tipi di remunerazione scatta la reclusione da sei mesi a tre anni e una multa non inferiore a seimila euro. In caso di minorenni straniere è previsto un programma di protezione ed il rimpatrio assistito. Giro di vite infine per l’associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione: tutte le pene vengono aumentate fino a due terzi per i promotori dell’associazione.

Non si parla più invece dell’ipotesi di quartieri a luci rosse. Contrari all’ipotesi del governo i volontari dell’associazione fondata da don Oreste Benzi, Comunità Papa Giovanni XXIII, perché, dicono, trasferendosi nelle case il racket della prostituzione agirebbe «più tranquillamente».