Carcere per chi adottò figlia di desaparecidos

Buenos Aires. Un tribunale argentino ha scritto una storica pagina nella difesa dei diritti umani condannando una coppia che durante la dittatura militare si appropriò di una neonata di appena due mesi, figlia di «desaparecidos», che oggi ha 30 anni e si chiama Maria Eugenia Sampallo Barragan. I giudici hanno inflitto otto anni al padre adottivo Osvaldo Rivas e sette anni alla falsa madre, Maria Cristina Gomez. È la prima volta che un figlio adottato illegalmente durante la dittatura ha denunciato i suoi falsi genitori. Grazie al sostegno delle nonne di Plaza de Mayo la ragazza ha appreso sette anni fa, grazie ad un test di Dna, di essere nata nel 1977 in uno dei due centri di detenzione e tortura, in cui i suoi veri genitori (Mirta Barragan e Leonardo Sampallo) furono rinchiusi prima di essere eliminati per appartenenza al Partito comunista. Maria Eugenia Sampallo ha detto dei Rivas, con i quali non ha più avuto rapporti dal 1999: «Non sono i miei genitori, sono i miei sequestratori, non provo nessun sentimento per loro». Sono oltre 500 i figli sottratti ai desaparecidos in Argentina, di cui finora 88 sono stati identificati e restituiti alle loro vere famiglie. Molti però non hanno mai voluto incolpare i genitori adottivì.