Il carcere diventa laboratorio di scrittura

Si intitola «Sette mandate» il testo vincitore del premio che verrà allestito dai detenuti-attori di Rebibbia

La messa in scena di «Sette mandate», che comprende due atti unici di 45 minuti con nel primo una selezione tra i materiali più interessanti estratti dai tanti lavori che hanno partecipato al premio «Annalisa Scafi», da quest’anno dedicato alla scrittura teatrale nata nelle case di reclusione, e nel secondo l’allestimento scenico del lavoro vincitore del concorso, è l’evento centrale del «Premio Annalisa Scafi», progetto speciale per il sostegno alla scrittura, memoria e drammaturgia penitenziaria, strutturato in tre iniziative che trovano spazio all’interno della rassegna «I solisti del teatro» ai Giardini della Filarmonica di via Flaminia. Le altre due parti del progetto riguardano l’esposizione multimediale «La parola flessibile», con testi e materiali pervenuti dagli istituti di pena, e il monologo «Il Libro della vita» del berbero Mimoun El Barouni, uno degli attori della compagnia della Fortezza del carcere di Volterra.
Il progetto, curato da Emanuela Giordano e realizzato da Carmen Pignataro per Teatro ’91, nasce in collaborazione con la Direzione Generale dei detenuti e del trattamento del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ed ha il patrocinio del ministero della Giustizia con partner il Segretariato Sociale della Rai, il Teatro Eliseo, il Comune di Roma-Assessorato alle Politiche Culturali. Le opere sono state valutate da una giuria composta da: Antonio Calbi, Fabio Cavalli, Piera Degli Esposti, Rodolfo di Giammarco, Emanuela Giordano, Dacia Maraini, Armando Punzo, Lidia Ravera, Franca Valeri e Patrizia Zappa Mulas.
Lo spettacolo «Sette mandate», in scena il 31 luglio alle 21.30 ai Giardini della Filarmonica, nasce dal concorso bandito dall’Amministrazione Penitenziaria a cui hanno partecipato un centinaio di opere drammaturgiche elaborate nelle carceri di tutta Italia. Nel cast attori professionisti e detenuti-attori della Casa circondariale di Rebibbia, al basso e racconto sonoro Tommaso Di Giulio. Nel secondo atto sarà presentato il lavoro vincitore del premio, «Via Tarquinia 20: biografie di un sogno» che arriva dalla Casa di reclusione di Civitavecchia, diretta da Silvana Sergi. Un lavoro di scrittura collettiva, nato dal laboratorio di scrittura tenuto da Valentina Giacchetti e di cui sono autori Guido Severini, Giuseppe Miraglia, Miguel Angel Villarubio, Francesco Immobile, Raia Costantino. Oltre che con l’allestimento del 31 luglio, il testo viene premiato con un successivo sostegno alla promozione e diffusione sulla scena nazionale: è in cartellone, dall’8 al 14 gennaio del prossimo anno sul palcoscenico del Piccolo Eliseo.
La mostra «La parola flessibile», fino al 2 agosto, ai Giardini della Filarmonica, è un’istallazione multimediale tesa a valorizzare i testi e i materiali pervenuti da tutti gli istituti di pena con racconto sonoro di Tommaso Di Giulio. Si tratta di parole «mobili e flessibili», appese a un filo di speranza, di ironia, di rinnovata coscienza. Schegge di pensieri, stralci di poesie, provocazioni, speranze. Infine, il 2 agosto alle 21.30 sempre alla Filarmonica, sarà proposto il monologo «Il Libro della vita» di El Barouni, per la regia di Armando Punzo, scelto tra le opere che si sono segnalate all'attenzione del pubblico e dalla critica nazionale nel corso della stagione.