Il carcere duro di Travaglio

Ma chi è il consulente legale di Marco Travaglio? I suoi magistrati telefonisti forse sono andati in ferie, perché sull'Unità di ieri ha scritto delle cose incredibili. Ha parlato anzitutto di carcere duro, il cosiddetto 41-bis, e premetto che fosse per me lo abolirei all'istante, ma questo non conta niente. Il punto è che molti pensano che sia applicabile solo ai mafiosi, ma non è vero. Molti pensano che non sia applicato ai detenuti in attesa di giudizio, ma sbagliano. Molti pensano che sia fondamentale per favorire la dissociazione da mafia e terrorismo, ma ignorano che nel 1992, anno in cui è stato istituito, le dissociazioni sono state solo 11 su 498, e l'anno scorso solo 7 su 678.
A rendere definitivo il 41-bis, che prima era prorogato ogni 6 mesi, è stato proprio quel governo Berlusconi che spesso veniva accusato di colludere coi boss mafiosi: ora però il commissario Schiavettoni, appunto Travaglio, ha trovato la scappatoia per accusarlo lo stesso. Prima che il 41-bis fosse reso definitivo, ha scritto, i detenuti perlomeno non facevano in tempo a fare ricorso perché la Cassazione aveva tempi più lunghi dei 6 mesi dopo i quali il provvedimento veniva ogni volta rinnovato: e quindi, denuncia il secondino, nell'ultimo anno sono state scarcerate ben 89 persone. Cioè: a Travaglio non basta che a scarcerare gli ingiustamente detenuti sia giusto quella magistratura di cui ha attaccato i poster in cameretta: i detenuti sottoposti al carcere duro, a suo dire, non dovrebbero neppure poter fare un ricorso. Spettacolare, ma si prosegue. Intruppati tra i collaborazionisti indiretti della mafia, spiega, ci sono anche coloro che si battono per l'abolizione dell'ergastolo: tra questi Luisa Boccia di Rifondazione comunista e l'avvocato Giuliano Pisapia, che sta riscrivendo il Codice penale per l'attuale governo. A essere precisi volevano abolire l'ergastolo anche Palmiro Togliatti e Aldo Moro, ma fermiamoci all'oggi. Se abolissero l'ergastolo, secondo Travaglio, gli ergastolani in carcere per le stragi del '92-'93 rischierebbero di uscire praticamente tra 3-4 anni: questo tra buona condotta, servizi sociali, semi-libertà e permessi premio. Come se agli ergastolani condannati per strage di norma siano tranquillamente concessi (o sia pensabile che lo siano) appunto permessi premio, semi-libertà e affidamento ai servizi sociali. Come se abolizione dell'ergastolo, secondo la norma allo studio, non significhi invece 30-anni-30 di galera senza nessuno degli sconti di cui Travaglio straparla.
L'ombra di una presunta connivenza tra la classe politica e i boss mafiosi, i quali ovviamente gradirebbero l'abolizione del 41-bis, viene comunque sempre evocata dal secondino: di chi parla? Non di Berlusconi e del suo governo, visto che il carcere duro l'hanno stabilizzato. Il solito Andreotti? Nel caso, il documentato Travaglio può mettere in archivio anche lo stenografato del senatore in data 17 ottobre 2002, quando appunto si discusse la trasformazione in permanente del 41-bis: «Ho chiesto la parola non solo per esprimere il voto favorevole, ma per constatare con soddisfazione l’approccio, diverso rispetto al passato, del Parlamento su questi problemi. Citerò soltanto uno dei momenti più crudi della mia esperienza governativa, quando nel 1989 con decreto legge evitammo che uscisse, per superamento dei termini di detenzione preventiva, la metà degli imputati del maxi processo, essendo l’altra metà già uscita per conto suo perché latitante. È stato uno dei pochissimi casi, o forse l’unico, in cui un decreto legge venne esaminato in Commissione e uscì battuto. Per fortuna non c’era ancora (per il resto è bene che sia intervenuta) la pronuncia della Corte costituzionale sulla non possibilità di reiterare dopo 60 giorni i decreti legge. Quel decreto fu quindi da noi rinnovato ed infine approvato. Io ho sentito spesso molti fare, nei discorsi e nelle marce, dell’antimafia un appassionato motivo della propria vita; però credo che ciò che conti siano i provvedimenti».
Travaglio metta in archivio. Poi, visto che continua a tirare in ballo i condannati per le stragi del ’92-93, nonché coloro, come Giulia Bongiorno di An, che vorrebbero abolire il 41-bis, metta in archivio anche quanto segue. Il 19 febbraio scorso, lui ricorderà di sicuro, i giornali spiegavano che a cinque boss mafiosi, condannati proprio per la strage di via D'Amelio e di via dei Georgofili, sarebbe stato revocato il carcere duro.
Domanda: chi fu a rivolgere un'interpellanza di protesta al ministro della Giustizia proprio quel giorno? Risposta: fu giusto Giulia Bongiorno, che pure è contraria al 41-bis, più altri 76 parlamentari di Alleanza nazionale. Pro-memoria. Coraggio, i magistrati telefonisti presto torneranno a casa.
Filippo Facci